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Descrizione

A quindici anni scrivevo, segretamente ma con una certa insistenza, poesie; le appuntavo, tendenzialmente a matita, su pizzini risicati che ricavavo dai quaderni di matematica, e poi infilavo, quasi appunti, in mezzo ai miei libri. Nascevano già frammenti, un po’ per ritrosia, un po’ per quel genere di smisurate speranze che sono proprio le persone ritrose a nutrire: ero sicuro sarebbero bastati quei disorganizzati stralci di versi, la loro pura intenzione, a farmi capire da qualche grande destinato a diventare la mia guida…

Una notte d’estate sognai Giacomo Leopardi. Si era affacciato dalla finestra che dà sul mare, ed esitava ad entrare; la prima cosa che notai fu il foulard di seta viola che portava, uguale al mio, e più che come un’identificazione lo lessi come inequivocabile segno di affinità elettiva. Lo invitai ad avvicinarsi, e prima che potesse fare il secondo passo sparai a bruciapelo

“Giacomo, hai letto le mie poesie?”
Sorrise.
“Ti piacciono? Sarebbe davvero prezioso per me un tuo - mi accorsi che mi stavo forse prendendo troppa libertà e tentai di recuperare il lei - un Suo consiglio”
Sorrise di nuovo.
“Ma Suo di chi? - il timbro era virile e l’accento, sorprendentemente, riccionese - Ma dammi del tu”
Sembrava una persona molto alla mano, e questa volta vederlo sorridere mi mise a mio agio. Sorrisi anche io. Poi continuai, monomaniacamente.
“Qual’è la poesia che ti piace di più? Io sono molto fiero di "L’amore è un fuggitivo, una perla / sprofondata in pieghe intense / sulla stoffa lieve della convenienza”
Lui fermò in scivolata i miei versi
“Devi fare palestra”
Pensai si riferisse alla pratica poetica, ed ero pronto a dirgli che avrei scritto molto quell’estate, anche in metri fino ad allora inusitati per me, ma lui forse capì e mi bruciò di nuovo
“Devi diventare grosso”
La mia espressione felice si fece tanto più statica quanto meno sicura, e rimase per qualche secondo come inebetita prima che lui riprendesse parola
“Devi diventare grosso” ribadì “Fai palestra”

Ero sorpreso, ma lui parlava con una tale sicurezza che non mi sembrò più assurdo, e lo seguii
“Beh forse nuoto sarebbe meglio della palestra, è uno sviluppo muscolare più armonioso..”
“Devi fare palestra” mi interruppe per la terza volta “Pensa alle donne”
Poi tacque per qualche secondo, conservando nel viso la stessa espressione. Sconsolato, lo guardai congedarsi ed andarsene dalla finestra per la quale era venuto, e avevo negli occhi lo sconforto di un giovane poeta che ha appena perso l’occasione di farsi leggere da Leopardi; Giacomo se ne accorse, e si voltò con l’attitudine di chi sta per dire a una persona sconsolata la cosa più importante:
“Vai a ballare”.

Credits

composto e prodotto da roberto ribuoli. registrazione voci e missaggio dario castelli. chitarra solista in “la candela” di marco vassallo. cori in “l’amore retorico” di teresa ascione e bianca lungarini. masterizzato da giuseppe zaccaria @lrs factory roma. seta in copertina di ria lussi. grafiche luca sorbini.

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