Last Men On The Moon - Maa' testo lyric

TESTO

Azzurra è la sua pelle
ma la pelle sta morendo
e se cadi in verticale
hai mille probabilità di andare
a cadere nel deserto

Nel deserto il vento soffia caldo
lascia spazio agli orizzonti
se hai paura di volare
non lasciarti trasportare
può significare tutto
e oltretutto
può lasciarti senza niente
solo ad affrontare il tempio di silicio
e le dune immaginarie
senza sassi per fermare
la tua sete

E vedere il cielo così chiaro
non fa che peggiorarla
e la pelle scotta, e la pelle morta
come quella del pianeta
e tu, l’umanità, ridotta a piaghe e stracci
e labbra screpolate e sangue secco
che nemmeno riesce a scorrere

E tu non ricordi, non ricordi neanche più
com’era bere

Finiremo per scannarci come cani
intorno a qualche rara pozza d’acqua
finiremo con il bere dai barili l’olio nero dei perdenti
finiremo col morire sotto il sole
mangiati dai millenni, asciugati dalla luce
mentre lontano tra gli anelli di Saturno
brillerà ancora il ghiaccio.

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DESCRIZIONE

In Maa’, brano che chiude l’Ep, mostriamo un altro archetipo, stavolta, e di nuovo, dal primo concept: la fine. La fine come morte, come distacco, come perdita, in un senso per lo più tipicamente occidentale: un “confine assoluto”. Questo concept, anziché essere basato sull’alternanza, si fonda sul divenire: un percorso, dal basso verso l’alto, dal vuoto, all’umido, al secco, di nuovo al vuoto. La presenza o meno dell’acqua, all’interno del concept, è progressiva, e simbolica del “divenire”. Maa’ (che in arabo significa proprio “acqua”) è un po’ il centro del discorso, dove l’acqua smette di essere (solo) simbolica, e diventa (anche) letterale.

Un altro archetipo che torna è il deserto, ennesimo esempio di sublime matematico e topos di molti generi musicali “atmosferici” ai quali ci sentiamo legati (lo stoner, il post-rock, l’ambient…). Il deserto che in questo caso diventa simbolo di smarrimento, di sofferenza, di morte: un deserto “infernale”, ma anche giusto, impietoso nel suo essere immobile e allo stesso tempo in continuo mutamento (il “tempio di silicio”, le “dune immaginarie”).

In Maa’, anche più che negli altri brani, è visibile una nostra caratteristica costante: il cantare dell’assoluto. Il soggetto di molte canzoni non è tanto un personaggio definito, quanto l’umanità intera: e le situazioni che raccontiamo non accadono in un tempo o in un luogo preciso, ma ovunque, e sempre - o in luoghi e tempi che stanno al di fuori della Storia. Certo, siamo “legati” alla nostra visione “fisiologica” di uomini occidentali del XXI secolo, ma all’interno di questo campo visivo cantiamo allegorie, non storie; disegniamo simboli, metafore, mai eventi reali. Perché la nostra musica deve parlare a tutti di “tutto”, deve cercare le domande che tutti ci facciamo, prima o poi, e isolarle, e raccontarle: renderle simboli, espressioni di una ricerca infinita di cui siamo solo corpi ospiti.

ALBUM E INFORMAZIONI

La canzone Maa' si trova nell'album uscito nel 2011.

Copertina dell'album ▽, di Last Men On The Moon

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L'articolo Last Men On The Moon - Maa' testo lyric di Last Men On The Moon è apparso su Rockit.it il 2012-11-21 01:55:17

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