Descrizione a cura della band

“Whatever Happens Next” è l’album d’esordio come solista di Lorenzo Bertocchini.
Il rocker varesino è tutt’altro che nuovo alla scena musicale italiana e internazionale, vanta anni di gavetta e di esperienza sul palco, dal 1990 quando suonava nella sua prima rock’n’roll band, i Beer Bellies, agli Apple Pirates, band con cui ha avuto anche modo di girare l’Europa e gli States, quelli più sognati e lontani.
Lì ha stretto amicizie e conoscenze con importanti artisti quali Elliot Murphy, Jason Reed e l’amico fraterno Dan Bern, autore tra l’altro del ritratto in seconda di copertina.
Il disco tira le somme di questo lungo peregrinare fra Varese e New York, un viaggio descritto e commentato con un ottima padronanza della lingua inglese e che lascia trasparire anche la simpatia, nel senso etimologico del termine, come capacità di entrare intimamente in contatto, con la musica “americana”.
Composto da ventisei pezzi, il disco mostra le eclettiche capacità dell’artista e la cura capillare con cui è stato prodotto.
Musicalmente si muove con qualche rottura fra ballate sinuose ed evocative come “And We Drove” e pezzi rock’n’roll come “Down the Hill” o “Pretty Shitty”, impreziosite dall’inserimento di due background vocal femminili.
Essendo una sorta di racconto/diario di un viaggio on the road non si può dire un disco lineare: se si andasse ad analizzare ogni pezzo, in ciascuno si troverebbe un’influenza che ne risulta il supporto, uno schizzo sulla tela da cui partire per fare un quadro o una fotografia scattata a volte con calma, a volte frettolosamente.
L’album viene così ad avere molti incipit verso vari generi, abbozzati o realizzati: salta da pezzi lenti e dotati di un particolare spunto comunicativo come “I Had a Dream” a pezzi che sfiorano il delta-blues come “One Thing (Left To Do)” o canzoni prettamente blues come “e.m@il.blues”.
Non mancano le note dilaniane, “Chicken and Fish and Fries” o la stessa “Whatever happens next”, che per l’arrangiamento, in cui viene inserito il violino del maestro Michele Gazich, richiama alla mente “Desire”. Compaiono racconti e storie come “Sea Cat” e “Romeo and Juliet Revisited”, oltre al ben riuscito duetto con Jason Reed in “Ode to Jack” e alcuni pezzi in solo accennati di una trentina di secondi come “She Got” e “Old Jacket”.
Le uniche pecche del disco risultano così essere la durata, quasi settantacinque minuti, e la discontinuità. Comunque sia in terza di copertina Elliott Murphy dice di aver sempre ammirato il talento di Bertocchini e non ha torto: “Whatever happens Next” è di sicuro una piacevole sorpresa non solo per la (ipotetica) scena roots italiana.

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