Descrizione

I Maisie mi hanno chiesto di scrivere una “lettera di presentazione” per “Maledette Rockstar”.
E io, che non ho mai scritto una “lettera di presentazione” per nessuno, figuratevi se ho la minima idea di come si scrive una “lettera di presentazione” per un lavoro gigantesco come questo, durato anni: “pop” e “alto” al tempo stesso, come qualunque disco dei Maisie.

Io faccio il produttore, mi occupo di farla la musica, mica sono un critico, non avrei la minima idea di come si possano dare le “coordinate musicali” (ammesso che ne esistano) per presentare una cosa del genere.
Mi chiedete troppo, insomma, Maisie belli, oh.

Alberto Scotti e Cinzia La Fauci lanciano il sasso e nascondono la mano: “È un concept album sulla progressiva sparizione delle figure di riferimento storiche, delle icone, dei maestri, delle “Rockstar”, in pratica”.

Ma qui si parla pure di insegnanti “porno-horror”, di Gesù che fa il casellante in autostrada, di Padre Pio che affronta Matteo Messina Denaro in una sfida a colpi di Kung Fu. E PADRE PIO è una rockstar, cari Maisie? Come la mettiamo? E io mo’ come glielo spiego ai giornalisti?
Che poi i giornalisti ne sanno un fracco di musica, ovviamente molto più di me! È capace che se scrivo che è un disco “Art Pop” mi rispondono che non si usa una definizione del genere, che è obsoleta, che, insomma, nel disco ci sono pure il prog, la lirica, il rock e la new wave of swedish disco-punk.

Insomma, mettetevi nei miei panni: mi stanno chiedendo di presentare un doppio album di più di trenta brani in cui si passa in allegria e scioltezza da sonorità quasi “Motown” a roba volutamente fastidiosa, sporca, dissonante che manco il noise giapponese dei tardi anni ‘90.

Al tutto aggiungiamo un tale quantitativo di concetti (a volte ironici ma serissimi, altre volte serissimi ma ironici) con cui, di solito, un artista normale campa una decina d’anni minimo e ci riempie la discografia. E loro hanno messo tutta questa roba in un disco solo.

Che vi devo dire? Come la “presento” una cosa del genere?
Non si può. Nessuno potrebbe, figuriamoci io.

Ascoltatelo, tante e tante volte e riuscirete a farvi un’idea (speriamo!).

Anche perché è un disco veramente b*ll*s****, che se lo ascolti tutto, pensi: “Che f*c*!”.
Ma io sono di parte, quindi non lo scrivo.

Emiliano Rubbi
il produttore

Credits

I Maisie in questo disco sono (in ordine alfabetico):
Alberto Scotti, Alberto DeBenedetti , Andrea Tich, Carmen D’onofrio, Cinzia La Fauci, Donato Epiro, Emiliano Rubbi, Eugenio Vicedomini, Luigi Porto, Massimo Palermo, Michele Alessi, Nico Sambo, Serena Tringali, Walter Sguazzin.

Ospiti:
Alvaro Fella (Jumbo), Claudio Lugo (Picchio dal pozzo), Maurizio Di Tollo (Finisterre, Distillerie di Malto, Moongarden, Maschera di Cera, Hostsonaten), Stefano Agnini (la Coscienza di Zeno, La curva di Lesmo, Il cerchio medianico), Marco Bertoni e Lucio Ardito (Confusional Quartet), Piotta, Simon Balestrazzi (T.A.C.), Antonio Gramentieri (Sacri Cuori), Ausonio Calò (Le Masque), Vittorio Nistri (Deadburger), Claudio Milano (NichelOdeon), Bruno Dorella (Ovo, Ronin, Bachi da Pietra), Diego Palazzo (Egokid), Dario D’Alessandro (Homunculus res), Domenico Salamone (Airfish), Dino Draghen e Prete Criminale (Klippa Kloppa), Manitù Rossi (Le Forbici di Manitù), Massimiliano Raffa (Johann Sebastian Punk), Andrea Lovito (Ance), Zap Zappis (3chevedonoilrE) e tanti, tanti ancora.

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