Fiato d'artista. Palloncini rossi sigillati nel 2000 e ora esausti, per questo più vivi, spogliati dell'aria forse superflua, comunque necessaria alla prima fase del fluxus naturale. Tra i Manzoni quello vero, Piero, scomparve a soli trent'anni, come chi ha bruciato tutto subito e ai reduci lascia macerie, resti, e la sorpresa davanti all'umanesimo della propria arte: party del corpo, piedistallo e orme. ManzOni rivive in un interprete di 57 anni, esordiente o quasi alla platea musicale italiana: Gigi Tenca ha il soma di Moustaki ma guarda il mondo con gli occhi di Nick Cave, la sensibilità e le paure di Daniel Johnston, il sapore di una cena slow food tirando tardi dietro grandi bottiglie. Scrive di eros e tanathos, passioni forti senza compromessi tanto meno storici, magnetico centro di gravità gravosa che grava e gravita sotto il peso della propria vita, un Aidan Moffat veneto cui basta sostituire la vocale finale del cognome per trasformarlo in autore dall'esito noto. Dalla valigia dell'attore escono parole ametriche, scarne, private, in sottrazione eppure ricche di aggettivi e dettagli, piante e colori, golose di cibo ed elementi del cosmo, ostentatamente atee. Non è un reading né una declamazione, dacché il cantato armonizza e la forma si mostra fedele alla canzone anche se i brani non hanno ritornello e i testi, a vederli lanciare dal palco, presentano puntini di sospetta sospensione, segno dei tempi... I suoi plausibili figli sono Carlo Trevisan, anni 38, Emilio Veronese, anni 34, Fiorenzo Fuolega e Ummer Freguia, anni 32 (i primi due lo seguono da precedenti esperienze comuni): The Bicentennial Man che somma le cinque età riempie il disco e il palco in formazione atipica per il rock d'autore, frutto anche delle sliding doors che hanno determinato la vita del gruppo. Quattro chitarre diverse l'una dalle altre, talmente differenti che una a turno può diventare batteria e rendere la formazione estremamente flessibile, soprattutto dal vivo, con tutte le elettriche assieme che succedono a due elettriche, un'acustica e la batteria, più i tappeti di loop ferrosi e ipnotici, l'elemento-Gigi a presentare i brani in maniera personale. Il processo creativo parte dagli accordi e dai giri di chitarra, la voce si adegua all'economia della struttura, che poi uniforma al bene comune: è un conferimento peculiare alla varietà delle corde, come un incastro enigmistico volutamente ostacolato in nome del divertimento, della prova, della convinzione di saper fare sempre meglio e di più. Cifra distintiva è l'incessante ricerca sonora, svolta empiricamente oltre le paratie della canzone d'autore di Vic Chesnutt e Michael Gira, del blues terreno -WovenHand- come del post rock più o meno accasato à la maison Constellation, senza che costituiscano influenze aprioristiche. Da una realtà isolana e isolata, provinciale, distante, questi bachi da murazzo debuttano con passione e professionalità senza porsi traguardi artistici invalicabili, sfornando un disco da meditazione come certi vini solenni che impongono la propria presenza su terze intenzioni. ManzOni è musica umorale ed emotiva, legata al ciclo delle stagioni, ora triste e malinconica, ora rabbiosa a cielo aperto: sale sparso sulle ferite del rock e sul sarcofago della canzone d'autore italiana. Ora come allora, non cercate eccessivi metri di paragone, perché non ci sono. credits released 14 February 2011 Gigi Tenca, voce e testi Fiorenzo Fuolega, chitarra elettrica, batteria, loop Carlo Trevisan, chitarra elettrica, batteria, loop Emilio Veronese, chitarra acustica ed elettrica Ummer Freguia, chitarra elettrica ha partecipato Mattia Boscolo, alla batteria in Cosa ci sarà produzione artistica: ManzOni produzione esecutiva: Garrincha Dischi registrato e mixato da Bruno Germano all'Igloo di Correggio (RE) nel maggio 2010 masterizzato da Carl Saff al Saff Mastering Studio di Chicago, IL nel luglio 2010 manzoni.tumblr.com www.facebook.com/pages/ManzOni/354733346944