“Undici” nasce dall’urgenza di dare forma alle aspettative, ai ricordi e ai momenti di cedimento che attraversano la quotidianità, trasformandoli in un racconto musicale intimo e diretto. 6 tracce in cui la scrittura parte da una tensione costante tra ciò che si è e ciò che si pensa di dover essere. L’ansia, soprattutto quella che nasce dallo sguardo degli altri, attraversa i brani come una forza silenziosa, capace di immobilizzare e ridurre lo spazio vitale, è una sensazione di schiacciamento che convive con il desiderio di sottrarsi, di trovare un varco, anche solo temporaneo.
I luoghi hanno un ruolo centrale: paesaggi dell’infanzia e dell’adolescenza tornano come presenze quasi trasparenti, fantasmi affettivi che hanno contribuito a definire l’identità dell’artista. Uscire da quei confini non significa rinnegarli, ma imparare a custodirli con uno sguardo nuovo, fatto di malinconia e tenerezza, senza restarne prigionieri.
Nel racconto emotivo di “Undici” c’è poi una dimensione più sospesa, onirica, in cui il corpo si alleggerisce e prende quota. Il volo diventa metafora di una libertà improvvisa, vertiginosa, accompagnata da paura e meraviglia: salire troppo in fretta, sentire il cuore bloccarsi in gola, perdere per un attimo il controllo.
Non manca una componente ironica e liberatoria, che emerge nel desiderio ricorrente di mollare tutto. La stanchezza di dover rispondere alle aspettative della società e delle persone intorno si traduce in un gesto simbolico di fuga, in cui ballare diventa un modo per resistere e prendersi una pausa dalle responsabilità, anche solo per una sera.
La produzione di “Undici” è stata curata da Marta Guidoboni insieme a Rareș e Novecento (Tobia Della Puppa, membro dei Denoise).

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