Descrizione

Dopo una intro di 1 minuti e 6 secondi dominato da un climax musicale ascendente(che vuole esprimere ansie, gioie e preoccupazioni provate nel momento di una fuga), l’album inizia con “Fiori di Campo”. “Nel suo nido di castagno per i miei gusti troppo inargentato chissà come ci sono arrivato”: il protagonista è felice e contempla le gesta del suo recente passato, felice ma allo stesso tempo preoccupato per essere fuggito in quel posto cosi’ lontano. “Troppo inargentato” sta ad indicare l’ipocrisia e il contrasto che c’è tra il posto in cui si trova il protagonista e le idee della persona che è andato a trovare. L’album, dunque vuole cominciare con uno stile classico tipico di Iammarrone, in cui pero’ non mancano alcune novità, il pezzo è comunque molto acustico e dolce. L’album prosegue subito con “Finta Tuta Blu”, brano che già dal titolo dice molto. Nelle prime strofe il protagonista parla dei momenti passati assieme in questo posto lontano….”E infine arrivò un omone, un omone in finta tuta blu”, ma d’un tratto arrivò qualcuno a disturbare quei brevissimi ed intensi momenti lontano dal mondo, il significato specifico resta comunque un segreto dell’autore. Il pezzo, musicalmente risulta più veloce rispetto al precedente e trascina molto l’ascoltatore. “Soluzione, rivoluzione la soluzione è la rivoluzione”, il ritornello è una sorta di urlo, di imprecazione… Il pezzo successivo è “14 Dicembre”. Risulta più esplicito degli altri dal punto di vista dei contenuti, musicalmente è finora il piu’ veloce ed è anche molto orecchiabile.Il titolo è, evidentemente dovuto agli scontri che ci sono stati a Roma il 14 Dicembre 2010, tutto il pezzo viene definito dallo stesso autore un “canto di lotta”.A questo punto il personaggio dell’album vuole distogliere l’attenzione dai problemi e pensare assieme alla persona che è andato a trovare alle bellissime “stagioni di lotta” trascorse insieme… Terminato questo coinvolgente “canto di lotta” il brano successivo è “L’incontro”.Il pezzo, musicalmente è il piu’ semplice e forse il più vicino come stile e arrangiamenti ai primissimi album di Fabrizio De Andrè. Il testo è una dolce poesia d’amore, difatti a questo punto il protagonista e la sua amata si confidano le aspettative del loro incontro, cosa ognuno si aspettava dall’altro e come lo avevano immaginato.“Ninfa che ti avvicini, trattenendomi il fiato col viso, prevedo in questo momento di finire presto in paradiso…..Voglia di stringerti forte, sisma di cuore impazzito, sisma che permane nel tempo e il tempo si sa è infinito..” Dopodichè, l’album prosegue con un pezzo molto enigmatico che offre molteplici spunti ed interpretazioni, un brano dal titolo “Canzone del sogno interrotto”. Risulta essere lento, intenso e ricco di parole , suoni ed immagini. A questo punto, infatti il protagonista e la sua donna si addormentano…..”Il sogno è un’insieme di idee, uscite divise per uomini ottusi, sogni interrotti da donne irriverenti..” Il brano successivo “Ballata della Chefia”, i due si svegliano e il protagonista per corteggiare la donna si complimenta con lei per il suo spirito rivoluzionario. Lo stile di questo brano è quello di una ballata, per certi versi simile a “14 Dicembre”, sia musicalmente che dal punto di vista dei contenuti.”La razza dei padroni, la razza degli sfruttatori, l’incolta razza che guazza e un poco puzza!”. E’ un canto di rabbia e di lotta, proprio come “14 Dicembre”. “Tutto era blindato, zona rossa rischio attentato….Attentato si, ma da chi? Facciamo tutti quanti i belli, ma alla fine siamo tutti quanti pischelli!”. Sia in questo che nel brano “14 Dicembre” sono presenti dei termini in romanesco, probabilmente perché, essendo “meta rivoluzionaria” di Iammarrone, è come se volesse “omaggiarla”. L’album prosegue con “Addio Colli”, questo brano è molto folk rispetto ad altri dell’album, è stato registrato con molte chitarre acustiche e classiche sovrapposte e nel ritornello troviamo una innovazione: l’uso di strumenti a fiato. Il protagonista, a questo punto deve ritornare a casa… “Non posso resta qui , non posso restà qua, c’ho qualcuno oltre sti colli che m’aspetta”, avendo “qualcuno oltre sti colli che lo aspetta”. Anche in questo brano nel ritornello è usato un termine romanesco, forse per esprimere amore versi quei luoghi compresi tra Umbria, Lazio e Toscana. Le strofe del pezzo sono state ricavate ispirandosi all’Addio Monti de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. “Qualcosa” è uno dei pezzi più melodici e orecchiabili dell’album, dopo “Canzone del sogno interrotto” è quello che ha il significato più enigmatico. “E alla sera parlare col sole e d’inverno rimpiangere il sale del mare”..Il protagonista comincia il suo viaggio di ritorno verso casa ma sa di non essere contento, non essere mai contento, nonostante la grandissima esperienza vissuta..Questo brano è una vera poesia. “La canzone della pelle bucata” è un pezzo molto lento, ma di una intensità e di una profondità estrema, fuori dal comune. Un mix di tristezza, coscienza della debolezza e disperazione. Come stile si potrebbe dire assomigli all’album “Tutti morimmo a stento” di De Andrè..”La sua pelle bucata mi si prefigurava dinanzi le pupille dopo aver letto quella lettera”, è evidente di cosa parli…nel momento più intenso “Che desiderio immenso che ho, che desiderio di resuscitare, ma il potere della vita non lo scaglio dalle mani questo mi dispera e va contro i miei piani”. E’ evidente di cosa parli la canzone.. Grazie a “Ballata dell’ubriacona”, prossimo brano dell’album in stile “folk/ballata simpatica” ci fa passare da un momento di pianto ed estrema malinconia del brano precedente ad un momento di allegria e gioia. “Son tornata a casa tutta brilla dopo aver bevuto un litro e mezzo di birra!”. E’ evidente la satira nei confronti della sua donna, che presa troppo dall’alcool dimentica tutto il resto, raccontando anche bugie… La dodicesima traccia, poi è “Roma”, un pezzo conforme all’album come stile e musicalità, piuttosto lento e che vuole descrivere aspetti positivi e negativi della “città delle rivoluzioni e delle conquiste”(Come viene definita dallo stesso Iammarrone nella canzone). Dopo questo troviamo un pezzo dal titolo un po’ strano “Colombo”, è un pezzo contenente leggere sottigliezze legate alla politica e alla cultura. Descrive aspetti positivi e negativi della scoperta dell’America. Il protagonista è nel viaggio di ritorno, dopo aver riflettuto sulla città di Roma, riflette ora su quest’altra tematica. Parlando con l’amore ha un’arrangiamento particolare e un tempo di esecuzione della chitarra classica simile a “La Domenica delle salme” e “Amico Fragile”. Inizia come una sorta di dialogo tra la ragazza, amata del protagonista e la sua coscienza. Verso metà canzone, pero’ la coscienza della ragazza si trasforma nel protagonista stesso che cerca di parlare con l’amore e l’amore inteso come figura cattiva ma buona a cui presentarsi si trasforma nell’amata stessa. Un nuovo giorno è l’ultimo pezzo dell’album, il protagonista si arrende e rinuncia alla donna per cui tanto aveva lottato(per poterla incontrare) e sente l’attrazione verso una ipotetica nuova donna. Musicalmente è simile a “Roma”, ma usa un tempo più pop. Infine è presente nell’album la traccia finale, in cui Matteo Iammarrone fa un monologo arpeggiato, da non perdere.

Credits

Testi, musiche e arrangiamenti: Matteo Iammarrone
Copyright - Marzo 2011
Album "casalingo" registrato a Torremaggiore ( FG) nei mesi di Gennaio/Febbraio/Marzo 2011

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