Dopo un periodo di pausa, menomale torna con Torneranno tutti gli animali, un EP di cinque brani in uscita il 29 maggio (Totally Imported), nato da un processo di scrittura e selezione che ha portato a una direzione più definita, sia sul piano sonoro che su quello della scrittura.
Il progetto prende forma a partire da un’esigenza precisa: capire quale linguaggio fosse davvero proprio. Dei molti brani composti negli ultimi anni, ne restano cinque — i più coerenti con questa visione. Non un accumulo, ma una messa a fuoco.
Il punto di origine è il brano Torneranno tutti gli animali, scritto anni prima e diventato nel tempo il riferimento attorno a cui costruire tutto il resto. È qui che la scrittura cambia: si sposta verso un approccio più cantautorale, ma soprattutto più visivo, costruito per immagini.
I testi si muovono dentro un immaginario che intreccia natura e spazio come strumenti per leggere l’esperienza personale. Non si tratta di un’estetica costruita, ma di un linguaggio spontaneo: le relazioni diventano orbite, sistemi che si influenzano e si riequilibrano nel tempo; le dinamiche umane trovano un riflesso nelle strutture naturali, dalle gerarchie delle formiche ai movimenti dell’universo .
In questo senso, il disco lavora su una tensione costante tra grande e piccolo, visibile e invisibile, concreto e astratto — mostrando più le corrispondenze che le differenze
Anche il suono nasce dalla stessa esigenza di coerenza. L’EP è costruito a partire da una dimensione acustica e analogica, sviluppata dai provini iniziali e portata avanti attraverso registrazioni di strumenti reali. Anche gli elementi sintetici vengono suonati con sintetizzatori analogici, tra cui Juno e Moog, scelti per la loro capacità di restituire suoni caldi e avvolgenti
Il lavoro sulla produzione punta a mantenere una continuità tra i brani, costruendo un suono riconoscibile: un equilibrio tra energia e morbidezza, in cui anche i momenti più intensi non diventano mai esplosivi ma restano in tensione. Chitarre arpeggiate, sezioni ritmiche suonate e interventi elettrici più eterei contribuiscono a definire questa identità sonora .
Il passaggio decisivo arriva con l’ingresso di Marco Giudici, inizialmente coinvolto per la produzione di un singolo brano e poi centrale nello sviluppo dell’intero EP. Con lui il progetto prende forma: vengono definite strutture, tonalità e una visione più chiara dell’insieme.
Nelle fasi successive, Luca Galizia (Generic Animal) e Carlo Porrini (Fight Pausa) contribuiscono ad ampliare il suono, introducendo elementi più elettrici senza perdere la matrice folk .
Al centro del disco non c’è un tema, ma un modo di osservare. Le relazioni diventano orbite: sistemi che si influenzano, si spostano, trovano un equilibrio nel tempo. Le dinamiche umane si riflettono in quelle naturali, dalle gerarchie delle formiche ai movimenti dell’universo.
Più che dare risposte, Torneranno tutti gli animali prova a spostare lo sguardo su ciò che muove le cose sotto la superficie, spesso in modo invisibile.
Il grande e il piccolo smettono di essere opposti. Cominciano a funzionare allo stesso modo.
TRACK BY TRACK
Stella cometa
Parte da un’immagine precisa e disturbante nella sua dolcezza: un volto disegnato nel cielo e una stella cometa che scende come una lacrima. Il brano si muove dentro una sensazione che non si riesce a mettere a fuoco — quella mancanza che resta anche quando “tutto dovrebbe bastare”. È un equilibrio instabile tra presenza e assenza, tra memoria e distrazione, in cui anche il ricordo diventa qualcosa di sfuggente .
Giove
Qui la relazione è una traiettoria: due corpi che continuano a orbitarsi senza mai davvero uscire l’uno dall’attrazione dell’altro. Il riferimento al satellite Io trasforma un legame affettivo in un sistema fisico, dove il movimento è inevitabile. Il brano racconta quel momento sospeso in cui si resta, si potrebbe restare, ma si sceglie comunque di spostarsi — e continuare a girare intorno .
La parola chiave
È il pezzo più esplicitamente disilluso, ma anche quello che prova a reagire. Parte da un senso di perdita e di distanza — “tempo perso”, “anni persi” — e si trasforma in una ricerca quasi ossessiva di un codice, di una chiave capace di dare accesso a ciò che sembra chiuso. La consapevolezza è che spesso la porta è già aperta, ma si continua a forzarla senza vedere la soluzione .
Torneranno tutti gli animali
È il cuore dell’EP e il suo punto di origine. Qui l’immaginario naturale esplode e diventa sistema: animali, luoghi, riferimenti geografici e simbolici convivono per raccontare emozioni e stati interiori. Il brano tiene insieme apertura e inquietudine, movimento e radicamento, fino a una delle frasi chiave del disco: “fa più paura un per sempre che un serpente”, dove ciò che è astratto e invisibile diventa più potente di ciò che è concreto .
Cuore stanco
Chiude il disco portando all’estremo il parallelismo tra micro e macro. Un momento quotidiano — un pranzo — diventa un punto di osservazione sull’universo. Vene, rami, alveoli, galassie: tutto risponde alla stessa logica. È il brano in cui il pensiero si allarga di più, ma resta ancorato a qualcosa di fisico, concreto. Non una risposta, ma una presa di coscienza: anche ciò che sembra piccolo contiene la stessa struttura di ciò che è immenso .

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