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Descrizione

Ossidrile, opera prima e probabilmente ultima di Renzo Picchi, in arte
nel dubbio, è un aspro catalogo di oggetti, luoghi, persone; redatto con perizia ed intransigenza, su 22 ruvide tracce in rigoroso ordine alfabetico.
Si parla della mancanza di onestà intellettuale che tiene in piedi la speranza della nostra generazione (“i figli del caso e del caos”) e della nausea dell’inserimento sociale a tutti i costi. È davvero necessario ballare, ubriacarsi, guidare, parlare di niente, per sentirsi giovani e vivi?
Eppure nelle canzoni di nel dubbio non c’è critica distruttiva ma solo domande che è giusto porsi e risposte che non potranno mai essere vere e definitive, perché nessuno ammetterà mai la schiavitù dei condizionamenti. Non c’è morale e non ci sono slogan ma solo la constatazione di eventi distinti e tuttavia legati dalla convenzione e dalla mitizzazione di un ideale, quello della vita notturna, della vita all’estero, della vita in viaggio, delle feste divertenti ad ogni costo.
In ossidrile c’è l’ansia dei giorni che passano, la giostra impazzita di ciclicità e incombenze, la necessità del caffè per affrontare il nonsense della quotidianità lavorativa, i ritardi e le levate all’alba di un pendolare, i rientri a fine giornata in macchina lungo le strade trafficate che portano in periferia, i sabati passati al casello per “godersi” qualche ora nella calca umana della spiaggia riminese. Chi si trova in quelle code, ha davvero scelto di essere li?
Poi c’è Google che casualmente grazie ad un oroscopo si dimostra capace di dare un buon consiglio: “datti tempo”. C’è l’indignazione verso una classe dirigente capace solo di “giocare a Monopoli col culo degli altri” e c’è l’auspicio profetico che tutto possa finire a “scandali e mal di testa”, oppure, in alternativa, un’invasione dell’Italia. C’è la lungimiranza vista come virtù in contrapposizione all’abbondanza, l’aspirazione a “privarsi del superfluo”, c’è persino l’idea ricorrente che esista un posto migliore, a cui pensare; che il solo pensiero dell’esistenza di un luogo “dove la neve non si scioglie mai” possa bastarci per dormire meglio.
Distante dall’ambiente musicale, nel dubbio ha stilato e seguito una propria personalissima etica compositiva fatta di sintesi, per riportare in suono il proprio sguardo disincantato sull’Italia. L’intero album infatti è stato registrato ed arrangiato da Renzo Picchi in casa propria grazie ad un home studio appositamente realizzato. Unici collaboratori ammessi in questo solitario lavoro sono stati il trombettista jazz Luca De Marchi e l’artista contemporanea Francesca Pizzo in veste di bassista che hanno saputo impreziosire la raccolta con momenti prossimi al jazz (insieme, decidere) o insolitamente ritmati (foglie, amichevole). All’interno dell’album v’è inoltre l’importante intervento del latinista Giuseppe Gigliobianco, che ha prestato la sua conoscenza dell’antica lingua per la revisione del testo latino del brano domus.

Credits

Renzo Picchi. Con la collaborazione di Luca De Marchi (tromba, arrangiamenti) e Francesca Pizzo (basso). Edizioni: Garrincha Dischi. Mix e Master: Alpha Dept. di Giacomo Fiorenza e Andrea Suriani. Fotografie: Roberta Sardi.

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