laptop, synth, groove sequencing, controller e strumenti vari per musica elettronica

Enrico Di Chiacchio nasce a Reggio Emilia nella primavera del '77.
A dieci anni suona il pianoforte, a quindici scappa di casa per andare ai
concerti, a venti canta negli "Zeta Boom" in giro per l'Italia.
Di mestiere è giardiniere, si prende cura delle piante e dei fiori.
Nel 2010 con l'alter ego Nepovero inizia una serie esperimenti con laptop,
synth, groove sequencing, controller e strumenti vari.
In breve tempo, il nuovo progetto diventa la sua gemma: elettronica dai
colori mediterranei, ping pong musicali e un caleidoscopio di ritmi e campioni
che lo affascina, lo conquista e lo convince a mettere le chitarre da parte.
Enrico lavora alla tracce di notte, quando la famiglia è a letto: in un anno
compone oltre 20 brani, poi - insoddisfatto - butta tutto e riparte da zero.In 3 mesi riscrive completamente il suo debut album "Disobey" cercando
freschezza, eclettismo, fondendo le sue radici rock con il nuovo amore per i beat digitali.
”Disobey" è un album caldo, di elettronica per spazi aperti e campi fioriti,
gite in campagna e capelli al vento.
˘Disobey" è la primavera che arriva, la fioritura di un nuovo progetto che
vuol diventare grande e mettere radici: acquistato dall'italiana Irma records,
è stato pubblicato in formato digitale a Dicembre 2012.
L'album si apre con i suoni limpidi e la leggerezza di "Hola Hoop", primo
singolo estratto, giostra di ritmi, melodie e casse aperte.
Si susseguono poi "And Grows" - sussurri, fiati e batterie da rampicante
urbana - e la morbidezza di "Delice", un videogioco fra Morr Music e voci sincopate.
A metà album arrivano le "Arpe" pizzicate e la dolcezza del brano omonimo - un incontro fra calore umano, batterie seventy e l'algidità dei synth - e quindi i ritmi più deep di "Let It Rain", un numero che incontra soul, campioni
black e future jazz, sulla vena di maestri come Theo Parrish o Recloose.
Si prosegue con "Movement", un beat scuro e introspettivo su cui si stagliano carillon e melodie celesti, "Revolution", che sta a mezza via fra techno detroitiana e deep house organica, ed il finale intimista di "Delle Renne",
un'opera downtempo con approccio da cameretta, una ninnananna moderna che
Enrico ha scritto per il neonato figlio Vittorio e che ha scelto come simbolico
"arrivederci".