Atlante sonoro delle proteste politiche: in manifestazione con il registratore

17/11/2017 12:23 di

“Her body, her choice”, urlano in coro un gruppo di uomini. “Her body, her choice”, ripetono in coro un gruppo di donne. Per quarantanove secondi. Poi le urla si affievoliscono, vengono soffocate e si sperdono tra altre parole, qualche risata, qualche applauso. Siamo a Los Angeles durante una manifestazione anti-Trump, ma siamo anche sul sito Cities and Memory, una mappa sonora di voci e registrazioni provenienti da tutto il mondo, registrate e reinterpretate. “Remixing the world”, si legge sul sito. Una delle sezioni del sito è dedicata al “Protest and Politics project”: manifestazioni contro Trump, come abbiamo visto, contro la Brexit, contro la Troika, a supporto delle donne, in favore del primo ministro dell’India. Ogni utente del sito taglia, cuce, mette a ritmo le piazze. 

Aimee Chapman racconta così la sua “March for Eu” nelle note inserite a margine della traccia: “La folla si è unita in coro per cantare All You Need is Love dei Beatles. È una canzone iconica e gioiosa e ascoltando questa registrazione sembra quasi si tratti di un gruppo di amici a una festa in giardino o durante un picnic. Mi sono accorto che, riascoltando la registrazione, dovevo ricordare e me stesso che si trattava di una protesta, che quelle persone erano lì a esprimere insieme un’opinione forte, un bisogno, un desiderio mentre la scelta della canzone indicherebbe una protesta di assoluta pace. Volevo trasmettere questo ambiente instabile, a cavallo tra protesta e amore”.

Una marcia per la stessa causa, a Londra, viene pensata così da Oliver Owen: “La politica è uno specchio che riflette e riverbera le nostre speranze e le nostre paure, è una camera dall’eco infinito. Ho sovrapposto più volte la registrazione creando un ronzio di discorsi e di applausi”. Lo speaker parla infatti sopra la sua stessa voce. Un Quarto potere alla quarta.

C’è invece chi isola un elemento, il suono di un piatto nella piazza di Reykjavik, dando vita a una manifestazione non di voci ma di un unico suono

“We Want a leader not a crazy twitter” mette in scena invece una manifestazione che non c’è, una manifestazione casalinga e virtuale. Kim Rueger, l’autrice, spiega che tutto è nato il giorno in cui Trump ha inviato un tweet offensivo a Mika Brzezinski, figlia del consigliere di Jimmy Carter. “Ho chiesto ad amici e parenti di registrare questo slogan che già era stato urlato a una vera manifestazione. Sono arrivate tante risposte, per molti era diventato un progetto di famiglia: mi arrivavano le voci dei loro piccoli figli, sino al nonno. Ho inserito delle parti “musicali” registrando i toni di notifica del mio cellulare. Non mi ero mai accorto prima di quanto fossero stupidi questi suoni. Riflettevano per il caos quotidiano generato dal tweet".

In questa mappa dei suoni di protesta manca l’Italia. Andando in un’altra sezione del sito si trova l’audo della festa della Beata Vergine Maria in Sardegna. Si sentono gli zoccoli dei cavalli, sognali, una nenia. Gli unici a brontolare, i cavalli.

 

Tag: colonna sonora archivio politica

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