Il ricordo di Alessandro Alessandroni scritto da Francesco Bianconi

Foto di Cosimo Nesca - Foto di Cosimo Nesca -
28/03/2017 15:03

Ieri è stata data la notizia della morte di Alessandro Alessandroni. Musicista famoso per aver prestato il suo fischio agli spaghetti western di Morricone, Alessandroni fu anche un fine compositore. Nel 2008, i Baustelle lo chiamarono a collaborare per incidere alcune parti del disco "Amen": fu l'unica volta che lo incontrarono, e in questo racconto pubblicato su Facebook Francesco Bianconi racconta come andò:

È l'estate del 2007. Stiamo finendo le registrazioni di Amen. Ho chiesto a Alessandro Alessandroni, tramite un comune amico, di partecipare come ospite al disco. Lui ha accettato e siamo partiti verso una psichedelica campagna viterbese io, Claudio, Rachele e Carlo Rossi, per andare a registrarlo a casa.
Da programma, gli abbiamo assegnato una parte di fisarmonica su "L'uomo del secolo" e una su "Alfredo", una parte di sitar su "Il liberismo ha i giorni contati" e una (non possiamo farcela mancare) di fischio su "Spaghetti Western".
Arriviamo, ci accolgono questo ragazzo di ottant'anni e la sua signora. Guardiamo gli ulivi, accarezziamo i cani, ci conosciamo, parliamo un po', ci mettiamo nel limite del possibile a nostro agio. Poco dopo sistemiamo i microfoni in una stanza piena di strumenti. Ci sono l'amplificatore e la Stratocaster con cui il ragazzo ha suonato in "Per qualche dollaro in più", ad esempio. Carlo si siede vicino al portatile pronto a registrare, io accanto ad Alessandroni; gli consegno le partiture.
Le fisarmoniche filano via lisce, buone alla prima. La parte di fischio invece è tosta. Noto qualche difficoltà di tempo nell'esecuzione e per facilitare il compito dico al maestro "se vuole in questo passaggio veloce può fischiare aspirando". Lui mi guarda, sorride e dice "mai aspirato in vita mia, dammi un po' di tempo e vedrai che ce la faccio". Si inumidisce le labbra, fischia altre due take e la seconda è commovente. Nel senso che davvero mi viene da piangere per la bellezza.
Resta solo il sitar. Alessandroni è stato il primo a suonarlo in un disco di musica leggera in Italia, ma ci confessa di non utilizzarlo da millenni.
Coraggio. Parte la base. Inceppi. Problemi di accordatura. Facciamo un po' di take che non ci convincono. Sto per dire qualcosa, del tipo "facciamo una pausa", oppure "sostituiamo con una parte di chitarra elettrica". Lui mi guarda di nuovo, sorride e mi fa: "li mortacci tua". Poi riattacca a suonare. Impreca, che lo strumento è bastardo. Ma non si dà per vinto e alla fine ci regala anche il riffone indiano. Poi pranziamo insieme, chiacchieriamo, ridiamo.
La signora ci fa il caffè. Ringraziamo, salutiamo e ce ne andiamo.
Non ci siamo mai più rivisti. Né scritti, né chiamati. Non so neanche bene perché: la vita va così.
Odio i coccodrilli, mi viene soltanto da dire, dal cuore, di ascoltare tutti i dischi di questo visionario musicista. Adesso è anche più facile di un tempo, non abbiamo scuse. Smettiamo di farci le seghe, e chi scrive riscriva la storia della musica italiana. È tempo di custodire i gioielli che abbiamo, e mostrarli al mondo.

Tag: necrologio

Commenti (1)

  • Vito Vita 02/04/2017 ore 12:16 @vito.vita

    Alessandroni è un grandissimo della nostra musica leggera, sia da solo sia con il suo gruppo vocale, i mitici "Cantori Moderni".

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