Guilty Pleasures: il disco proibito di Colapesce e Baronciani

Colapesce BaroncianiColapesce Baronciani
30/06/2016 11:59 di

"Guilty Pleasures" è la nuova rubrica di Rockit con cui andiamo a scavare nei segreti più reconditi e meno condivisibili degli archivi musicali delle band italiane. Nella seconda puntata, dopo aver scoperto gli scheletri nell'armadio del Teatro degli orrori, Colapesce e Alessandro Baronciani ci raccontano qual è il disco che a loro piace tanto, ma che il resto del mondo reputa terribile.
Potrete vederli dal vivo con il loro Concerto Disegnato il 1° luglio a Dueville (VI), Busnelli Giardino Magico, e il 3 luglio a Cremona per il Porte Aperte Festival.

La fabbrica di Plastica - Gianluca Grignani

All'inizio era un disco in cassetta registratomi di nascosto dal mio negozio di dischi preferito. Ed era uno sballo abbastanza affascinante per i tempi. Mi ricordo il video che passavano su MTV e su Video Music, però mi vergognavo a dirlo ai miei amici perché erano arrivati in compagnia gli Slint e non era cosa buona farlo sapere in giro. Il cd però costava molto perché era uscito per una major e la confezione era veramente stravagante per l'epoca e mi spingeva all'acquisto compulsivo. Lo ascoltavo col walkman in treno. Ad un volume - medio - di modo che quelli vicini a me non sospettassero cosa stavo ascoltando. Anche adesso, mentre sto scrivendo, ho spento Spotify e ho messo su il cd. Così nessuno dei miei amici online vedeva. Voi direte: potevi cliccare su privato? Sì, ma vuoi mettere ascoltarlo nello stereo! Il cd lo comprai un po' di anni più tardi quando andai a vivere a Milano; era nello scatolone delle offerte in un negozio di dischi usati in via Padova. Ne comprai un'altra copia quando a quella gli caddero i dentini che tenevano fermo il disco dentro la custodia. Il cd aveva una custodia simile a "Betty" degli Helmet ma ancora più speciale. Ovviamente, come quando hai la febbre d'estate e non puoi andare al mare e cerchi di ammalare gli altri, ho provato a ungere più di un amico con questa delizia proibita. Anche perché il disco fu un fiasco - discograficamente parlando - e nei mercatini ne trovavi sempre una copia nel cestino delle offerte. Così se lo trovavo lo regalavo e in epoca di scarsa condivisione tecnologica riuscì a infettare un bel gruppo di amici. Ad esempio io, in casa, ne ho ancora tre copie. Una con i dentini rotti, una con i dentini a posto e una della mia ex fidanzata che quando ci lasciammo mi restituì tutti i regali che le avevo fatto. Forse non mi diceva la verità quando mi raccontava che il disco le piaceva molto.

"La fabbrica di plastica" è un disco incredibile nel vero senso della parola e cioè poco-credibile. Al tempo in cui usciva non convinceva nessuno, né gli alternativi che impazzivano ancora per il grunge e post-HC, né le ragazzine che ascoltavano ancora Alessandro Canino, una specie di Arisa dell'epoca. "La fabbrica di plastica" era sfrontatamente ribelle, ma non quel tipo di ribelle contro il sistema in atteggiamento costruttivo o antagonista dell'epoca; stilisticamente parlando assomigliava più ad un capriccio o un dito medio contro ai tuoi genitori il giorno della cresima. Qualcosa ancora abbastanza affascinante per i tempi. Anche perché i Nirvana erano morti relativamente da poco e la musica italiana mainstream era più o meno come adesso. Non c'erano i talent e gli emergenti uscivano direttamente da Sanremo. Si racconta che i discografici chiesero in ginocchio a Grignani di fargli fare un altro disco come "Destinazione Paradiso" per fargli guadagnare un sacco di soldi. E lui disse di sì soltanto se accettavano tutte le sue condizioni. Nessuna interferenza nella produzione del disco che fu praticamente registrato in casa da Greg Walsh e che puzza di Battisti e di Smashing Pumpkins.
Canzoni super pop da equalizzazione a piramide nei boombox, bassi distorti su strofe piene di racconti tra amori adolescenti e proclami agnostici che neanche Vasco Rossi riuscirebbe a immaginare. Lo so: è una vergogna. Ma infatti, e non a caso, è una guilty pleasure. Per non parlare della grafica, come accennavo prima: custodia di plastica bruciata, praticamente ogni copia era un esemplare unico. Neanche una fotografia - i dischi nel mercato italiano si vendevano e si vendono soltanto con le foto dei cantanti in copertina con la stessa equazione con cui compri l'aranciata se l'immagine sulla bottiglia è una arancia -, nemmeno nell'ultima pagina del booklet. Carta riciclata e solo i testi scritti a mano e per giunta anche male. Praticamente un suicidio. E dato che lui paventava sempre di averci provato questo disco ne aveva tutto l'aspetto. O almeno lo aveva per la etichetta discografica. Non oso neanche immaginare le riunioni o le lunghe discussioni tra i discografici alla macchinetta del caffè su quale testa avrebbero tagliato dopo l'uscita del disco. Era pur sempre il 1996 e cioè gli anni d'oro del mercato discografico quando il loro potere era pari a quello delle multinazionali del tabacco in Sud America. Ascoltatevi "Più famoso di Gesù", quando mettevo su i dischi alle feste - di solito - la infilavo subito dopo "Smell like teen spirit" e tutti i superstiti ubriachi a pogare con Grignani. Uno sballo abbastanza affascinante per i tempi.

Tag: rubrica

Commenti (1)

  • Austen Barclay 03/07/2016 ore 21:06 @inviolatofluire

    ''il disco che a loro piace tanto, ma che il resto del mondo reputa terribile''

    Non credo proprio, ormai Fabbrica di plastica, è un album ''affermato'', Stiamo parlando di uno degli album rock più importanti del panorama musicale: Mainstream, Alternative (fa lo stesso) italiano. Non stiamo parlando di un chicca poco conosciuta, valida solo per pochi cultori del disco ''post - flop''. Alcuni cantautori ''di nicchia'' dovrebbero attribuire a i grandi cantautori, discussi, meno discussi, ecc. il loro VERO valore., senza giustificazioni (beh, mica lo stimo, ho un solo suo album, per il resto si sa, è un pessimo autore). Grignani, scomodo, narcisista, ecc., è uno degli autori più interessanti e talentuosi della sua generazione, una sorta di genio... nessuno è riuscito a negarlo, mai. Eccetto le solite etichette che tutti i cantanti esposti condividono. Il valore di Grignani è attestato anche dalle sue recenti produzioni... ''Il Mostro'' ''Sogni Infranti'' contenute nel recente album ''A volte esagero'' (ottimo album) ne sono la prova. Saluti. Siamo troppo italiani...

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