Guilty Pleasures: il disco proibito di Colapesce e Baronciani

"Il disco proibito" è la rubrica di Rockit che svela i guilty pleasure musicali delle band italiane. Oggi tocca a Colapesce e Baronciani

Colapesce Baronciani
Colapesce Baronciani

"Guilty Pleasures" è la nuova rubrica di Rockit con cui andiamo a scavare nei segreti più reconditi e meno condivisibili degli archivi musicali delle band italiane. Nella seconda puntata, dopo aver scoperto gli scheletri nell'armadio del Teatro degli orrori, Colapesce e Alessandro Baronciani ci raccontano qual è il disco che a loro piace tanto, ma che il resto del mondo reputa terribile.
Potrete vederli dal vivo con il loro Concerto Disegnato il 1° luglio a Dueville (VI), Busnelli Giardino Magico, e il 3 luglio a Cremona per il Porte Aperte Festival.

La fabbrica di Plastica - Gianluca Grignani

All'inizio era un disco in cassetta registratomi di nascosto dal mio negozio di dischi preferito. Ed era uno sballo abbastanza affascinante per i tempi. Mi ricordo il video che passavano su MTV e su Video Music, però mi vergognavo a dirlo ai miei amici perché erano arrivati in compagnia gli Slint e non era cosa buona farlo sapere in giro. Il cd però costava molto perché era uscito per una major e la confezione era veramente stravagante per l'epoca e mi spingeva all'acquisto compulsivo. Lo ascoltavo col walkman in treno. Ad un volume - medio - di modo che quelli vicini a me non sospettassero cosa stavo ascoltando. Anche adesso, mentre sto scrivendo, ho spento Spotify e ho messo su il cd. Così nessuno dei miei amici online vedeva. Voi direte: potevi cliccare su privato? Sì, ma vuoi mettere ascoltarlo nello stereo! Il cd lo comprai un po' di anni più tardi quando andai a vivere a Milano; era nello scatolone delle offerte in un negozio di dischi usati in via Padova. Ne comprai un'altra copia quando a quella gli caddero i dentini che tenevano fermo il disco dentro la custodia. Il cd aveva una custodia simile a "Betty" degli Helmet ma ancora più speciale. Ovviamente, come quando hai la febbre d'estate e non puoi andare al mare e cerchi di ammalare gli altri, ho provato a ungere più di un amico con questa delizia proibita. Anche perché il disco fu un fiasco - discograficamente parlando - e nei mercatini ne trovavi sempre una copia nel cestino delle offerte. Così se lo trovavo lo regalavo e in epoca di scarsa condivisione tecnologica riuscì a infettare un bel gruppo di amici. Ad esempio io, in casa, ne ho ancora tre copie. Una con i dentini rotti, una con i dentini a posto e una della mia ex fidanzata che quando ci lasciammo mi restituì tutti i regali che le avevo fatto. Forse non mi diceva la verità quando mi raccontava che il disco le piaceva molto.

"La fabbrica di plastica" è un disco incredibile nel vero senso della parola e cioè poco-credibile. Al tempo in cui usciva non convinceva nessuno, né gli alternativi che impazzivano ancora per il grunge e post-HC, né le ragazzine che ascoltavano ancora Alessandro Canino, una specie di Arisa dell'epoca. "La fabbrica di plastica" era sfrontatamente ribelle, ma non quel tipo di ribelle contro il sistema in atteggiamento costruttivo o antagonista dell'epoca; stilisticamente parlando assomigliava più ad un capriccio o un dito medio contro ai tuoi genitori il giorno della cresima. Qualcosa ancora abbastanza affascinante per i tempi. Anche perché i Nirvana erano morti relativamente da poco e la musica italiana mainstream era più o meno come adesso. Non c'erano i talent e gli emergenti uscivano direttamente da Sanremo. Si racconta che i discografici chiesero in ginocchio a Grignani di fargli fare un altro disco come "Destinazione Paradiso" per fargli guadagnare un sacco di soldi. E lui disse di sì soltanto se accettavano tutte le sue condizioni. Nessuna interferenza nella produzione del disco che fu praticamente registrato in casa da Greg Walsh e che puzza di Battisti e di Smashing Pumpkins.
Canzoni super pop da equalizzazione a piramide nei boombox, bassi distorti su strofe piene di racconti tra amori adolescenti e proclami agnostici che neanche Vasco Rossi riuscirebbe a immaginare. Lo so: è una vergogna. Ma infatti, e non a caso, è una guilty pleasure. Per non parlare della grafica, come accennavo prima: custodia di plastica bruciata, praticamente ogni copia era un esemplare unico. Neanche una fotografia - i dischi nel mercato italiano si vendevano e si vendono soltanto con le foto dei cantanti in copertina con la stessa equazione con cui compri l'aranciata se l'immagine sulla bottiglia è una arancia -, nemmeno nell'ultima pagina del booklet. Carta riciclata e solo i testi scritti a mano e per giunta anche male. Praticamente un suicidio. E dato che lui paventava sempre di averci provato questo disco ne aveva tutto l'aspetto. O almeno lo aveva per la etichetta discografica. Non oso neanche immaginare le riunioni o le lunghe discussioni tra i discografici alla macchinetta del caffè su quale testa avrebbero tagliato dopo l'uscita del disco. Era pur sempre il 1996 e cioè gli anni d'oro del mercato discografico quando il loro potere era pari a quello delle multinazionali del tabacco in Sud America. Ascoltatevi "Più famoso di Gesù", quando mettevo su i dischi alle feste - di solito - la infilavo subito dopo "Smell like teen spirit" e tutti i superstiti ubriachi a pogare con Grignani. Uno sballo abbastanza affascinante per i tempi.

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L'articolo Guilty Pleasures: il disco proibito di Colapesce e Baronciani di Alice Tiezzi è apparso su Rockit.it il 2016-06-30 11:59:00

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COMMENTI (2)

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  • orgogliosud 6 anni fa Rispondi

    Si è troppo condizionati dal personaggio, dal fatto che piacesse tanto alle ragazzine, dalle hit da Festivalbar in cui, purtroppo, lui stesso si è crogiolato magari più del dovuto, dai video piacioni con cui Mtv ci bombardava fino alla nausea...
    Ma se proviamo a fare un discorso serio, la realtà, denudata da ogni sciocco pregiudizio, è che Grignani ha esordito con un album eccellente, la cui unica pecca è forse uno schematismo pop da cui il cantautore avrebbe presto preso le distanze. E infatti i successivi tre dischi sono praticamente dei capolavori. Si parla ormai tanto (altro che vergogna) della Fabbrica di plastica, e a ragione. Ma lo stesso livello può tranquillamente essere ritrovato in Campi di popcorn, forse addirittura più esaltante del suo predecessore. E Sdraiato su una nuvola? Canzoni formidabili, un pop di qualità suonato da musicisti con una storia, melodie fresche e clima introspettivo.
    I successivi Uguali e diversi e Il re del niente prendono un'innegabile piega commerciale, ma è sorprendente notare come a distanza di anni si riesca a riconoscerne il valore, ancora intatto, e un'identità fortissima. Provare per credere: Alex, Lacrime dalla luna, Il re del niente, Bambina dallo spazio, Che ne sarà di noi, per citarne solo alcune.
    Anch'io voglio poi sottolineare la bellezza dell'ultimo disco, A volte esagero, a dimostrare che Grignani è sempre un signor autore.
    Questo di Colapesce e Baronciani aveva tutta l'intenzione di essere un articolo simpatico, ma quello che intimamente ho tratto dalla lettura è la provincialità degli artisti attuali, che vivono di eterni sensi di colpa, sempre in potenza con la paura di essere in atto, alternativi per manifesta incapacità di incidere davvero più che per attitudine o questioni "etiche".

  • inviolatofluire 8 anni fa Rispondi

    ''il disco che a loro piace tanto, ma che il resto del mondo reputa terribile''

    Non credo proprio, ormai Fabbrica di plastica, è un album ''affermato'', Stiamo parlando di uno degli album rock più importanti del panorama musicale: Mainstream, Alternative (fa lo stesso) italiano. Non stiamo parlando di un chicca poco conosciuta, valida solo per pochi cultori del disco ''post - flop''. Alcuni cantautori ''di nicchia'' dovrebbero attribuire a i grandi cantautori, discussi, meno discussi, ecc. il loro VERO valore., senza giustificazioni (beh, mica lo stimo, ho un solo suo album, per il resto si sa, è un pessimo autore). Grignani, scomodo, narcisista, ecc., è uno degli autori più interessanti e talentuosi della sua generazione, una sorta di genio... nessuno è riuscito a negarlo, mai. Eccetto le solite etichette che tutti i cantanti esposti condividono. Il valore di Grignani è attestato anche dalle sue recenti produzioni... ''Il Mostro'' ''Sogni Infranti'' contenute nel recente album ''A volte esagero'' (ottimo album) ne sono la prova. Saluti. Siamo troppo italiani...