Foto Profilo: Ainé

AinéAiné
01/07/2016 12:51 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. Il protagonista di oggi è Ainé, che con il suo disco "Generation one" ci ha stregati, presentandosi in compagnia di ospiti di eccezione come Ghemon e Sergio Cammariere.

Se si cercano informazioni su di te si legge che hai un curriculum non molto comune: hai studiato musica nelle migliori scuole del mondo come la Venice Voice Academy di Los Angeles e che presto andrai al Berklee College of Music di Boston. Che tipo di esperienze sono state? Cosa hai imparato? 
La Venice Voice Accademy di Los Angeles è stata un'esperienza incredibile, era la prima volta che toccavo il territorio americano, un'energia incredibile. Al Berklee andrò a gennaio prossimo, grazie a una borsa di studio vinta ad Umbria Jazz come unico cantante maschio tra iscritti da tutta Europa. Indescrivibile, non vedo l'ora di andare lì. Credo sia importante per un artista conoscere diverse realtà musicali, apprendere il più possibile dai luoghi dalle varie culture.

Le canzoni dell'album sono nate tutte in Italia? Dove trovi l'ispirazione e di che cosa parlano?
Si, la maggior parte dei brani sono nati nel mio home studio qui in Italia, alcune invece in giro durante i vari viaggi in giro per il mondo: ho sempre con me un’agenda nella quale appunto immagini, stili, pensieri, frasi. Per me scrivere musica è esprimere ciò che sento ciò che vedo è soprattutto condividere un linguaggio di qualità che non va perso. I miei brani parlano di cambiamento, di riscatto, della voglia di arrivare, di creare qualcosa di nuovo, di contare su noi stessi e combattere per la nostra arte.


La fusione tra jazz, hip-hop e r'n'b in alcuni album degli ultimi anni come per Kendrick Lamar o Robert Glasper stanno spingendo il genere black in una direzione meno integralista e più aperta alle sperimentazioni. Anche le collaborazioni scelte da te per l'album provengono da universi musicali diversi tra loro. Come le hai scelte e qual è il genere che senti più vicino?
Sicuramente l'hip hop e il soul, ma sono anche un amante delle contaminazioni, mischiare il rock, l'elettronica , il jazz...è magnifico. Tra le varie collaborazioni ci sono molte differenze tra loro, in questo album sono confluite realtà diametralmente diverse fra loro: dall'hip hop di Ghemon al rap di Gemello, dall'amico Davide Shorty alla raffinatezza di Sergio Cammariere, da Alissia Benveniste a Kyle Miles, Reuben Cainer e Randy Reunion, musicisti che hanno suonato con Bilal, Robert Glasper, Herbie Hancock.



Come nascono le produzioni scritte insieme a Sergio Cammariere e Ghemon? Ghemon in particolare appare in più pezzi dell'album: che tipo di rapporto avete? 
Ghemon è un amico, ma sopratutto un grande artista, è molto importante condividere la propria arte e soprattutto dialogare con le persone e gli artisti che hanno il tuo stesso "linguaggio musicale". L'anno scorso abbiamo cominciato a sentirci, come spesso accade, via email, e si è creato subito un feeling artistico e personale. Nel giro di un anno sono nate "Tutto dorme" e "Nel mio mondo". Sergio Cammariere invece mi ha chiamato dicendomi che aveva scritto un brano per me, ed insieme a Roberto Kunstler e Seby Burgio è nata "Dopo la pioggia", un brano nel quale sono racchiuse la raffinatezza autoriale di Roberto, la sensibilità di un grande artista qual è Sergio e l'innovazione musicale che ho voluto dare a questo brano assieme a Seby Burgio ed a tutto il mio team. È un brano al quale sono davvero molto legato. Per questo brano abbiamo voluto anche realizzare uno speciale videoclip il primo realizzato tutto in micro sequenze.



Hai avuto la possibilità di aprire proprio il concerto di Robert Glasper lo scorso luglio al Locus Festival, ci racconti quest'esperienza?
Una botta di energia e adrenalina incredibile: eravamo sul palco con alcuni tra i nostri preferit. Aver condiviso il palco con Bilal, Robert Glasper, aver ottenuto il loro rispetto è stato per noi fondamentale, avevo 23 anni, e non è da tutti qui in Italia, soprattutto per chi fa soul e hip hop, ci siamo sentiti molto fortunati e privilegiati.



Qual è il tuo artista di riferimento? Chi ti ha fatto "scegliere" il mestiere del musicista?
Devo molto oggi a Kendrick Lamar, The internet, Robert Glasper, Bilal, Anderson Paak, D'angelo, Nick Hackim, Ray, James Brown, Sting, Prince, Stevie Wonder, Michael Jackson, Herbie Hancock, Miles Davis, Chet Baker, ma anche Pino Daniele, Lucio Battisti e Lucio Dalla hanno aiutato molto la mia formazione musicale. Aggiungerei J Dilla, Slum Village e A Tribe Called Quest. È sempre importante a mio avviso saltare nel passato ed ascoltare il presente, non dimenticare i grandi artisti che ci sono stati nella storia della musica a prescindere dai generi ed allo stesso modo strizzare l'occhio ai nuovi suoni all'innovazione tecnologica alle nuove idee.

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