Napster è tornato, ma ha cambiato faccia

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23/06/2016 13:05 di

Napster tornerà presto ma non sarà come ve lo ricordavate. A dare la notizia è Rhapsody, il noto servizio di streaming americano che, da anni, detiene i diritti sull’uso del brand dello storico sito peer-to-peer. Quello che la maggior parte degli appassionati ricordano come il più importante portale dove scaricare musica illegalmente, ora aspira a diventare uno dei principali competitor di servizi come Spotify o Apple Music.

Quello che non tutti sanno, però, è che il famoso logo del gattino con le cuffie è da tempo associato a servizi di questo tipo. Quello di Rhapsody è solo l’ultimo tentativo di sfruttare la notorietà del marchio Napster al fine di lanciare abbonamenti per ascoltare musica in maniera del tutto legale.



Nato nel 1999 dai giovanissimi Shawn Fanning e Sean Parker, Napster viene messo online nel giugno di quell'anno. I due ventenni erano da tempo al lavoro su un sistema che permettesse a tutti gli utenti di scambiare i propri file musicali. Per rendere Napster operativo, Parker ha raccolto fondi per circa 50.000 dollari e, in meno di un anno, gli utenti attivi sulla piattaforma erano già più di 10 milioni, raggiungendo successivamente il picco dei 70 milioni. Fu così che Napster cambiò il modo di fruire e di acquistare la musica, innescando una delle più importanti rivoluzioni del mercato discografico degli ultimi 15 anni. Nonostante la sua enorme popolarità, però, il sito non produceva guadagni e, nel 2002, i due hanno dichiarato bancarotta.


In seguito il marchio è stato comprato prima dalla Roxio per il servizio PressPlay, nel 2003, poi dalla nota catena di negozi di elettronica Best Buy e, infine, nel 2011 da Rhapsody. Di quest’ultimo vi avevamo già parlato in occasione del suo servizio di streaming tutto dedicato alla musica per bambini. Rhapsody in Europa è ancora poco conosciuto ma negli Sati Uniti è un sito estremamente popolare: è stato il primo a sperimentare un abbonamento mensile il cui costo fosse inferiore ai 10 dollari. Aveva già iniziato ad utilizzare il logo di Napster - messo in piccolo sotto quello principale - ed alcune versioni del sito per altri paesi - l’Italia ad esempio - avevano già cambiato il loro nome in Napster. Lo scorso 14 giugno Rhapsody ha ufficializzato il re-branding annunciando che Napster diventerà il nome unico dell’intera piattaforma.

Con il suo archivio di 40 milioni di brani, ora Napster prova a rilanciare la sfida nella dura competizione tra i vari servizi di streaming. Staremo a vedere se gli basterà un nome storico per ottenere i risultati che spera.

(via)

Tag: streaming mercato discografico

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