La storia del blues italiano raccontata da Adriano Viterbini

Adriano viterbiniAdriano viterbini
30/10/2015 12:40 di Adriano viterbini

È uscito "Film o Sound", il nuovo album solista di Adriano Viterbini dei BSBE. Il disco ha brani inediti e cover riviste in maniera decisamente particolare, c'è molta musica africana ma anche tanto blues. Per l'occasione ci siamo fatti raccontare la sua personale storia del blues italiano: i musicisti che l'hanno colpito da ragazzo, i nomi da conoscere assolutamente e chi, a suo avviso, ha interpretato il genere in maniera nuova e più contemporanea.

Nella mia personale storia del blues voglio partire da Edoardo Bennato. Rimasi folgorato quando, da ragazzo, lo vidi in televisione: cantava e suonava da solo chitarra, armonica, kazoo e percussione, un vero portento. Suonava con la passione e l'immediatezza probabilmente mutuata da Bo Diddley, cantando però in italiano. 




Di lì a poco mi avventurai nel mondo della chitarra, continuamente alla ricerca di stimoli (com'è ancora oggi). Allora i due nomi leggendari nella scena romana del blues erano Roberto Ciotti ed Alex Britti. È doveroso ricordare Roberto Ciotti: ha inizato il cammino del blues in Italia quando ancora non c'erano youtube, i video didattici, i negozi online. Ai tempi del blues se ne sentiva parlare dai racconti dei viaggi di amici o dei parenti, leggendo qualche rivista o qualche libro e poi lo si studiava suonando dietro ai vinili. Provate ad immaginare che passione, talento e dedizione deve aver avuto per suonare così bene nel 1979.

Alex Britti è da sempre un riferimento per me. Chitarrista incredibile e colto, sensibile e virtuoso che non ha niente da invidiare alle leggende. Facevo il liceo quando ascoltai la colonna sonora del film "Stressati" con il brano "Esci piano". Aveva un sound simile a quello dei primi album di Ben Harper.

Angelo "Leadbelly" Rossi è un grande. Suona il blues delle colline del Mississippi, quello di Fred McDowell e di R.L Burnside, con sapienza e carisma. Potrebbe essere scambiato benissimo per un artista americano, abbiamo invece la fortuna di averlo in Italia e di poterlo ascoltare spesso dal vivo durante i suoi tour. 



Zucchero è forse il più popolare tra il bluesman italiani, la sua musica è piena di groove ed i suoi testi fanno spesso riferimento al mondo del blues. Artista sopraffino, con un'anima enorme!



Un altro grande musicista blues italiano di cui essere orgogliosi è Roberto Luti. Ha suonato nei Tres, insieme a Simone Luti e Rolando Cappanera, e ha partecipato al supergruppo Play for change. Il suo tocco con lo slide è di un altro livello. Ho avuto la fortuna di incontrarlo diverse volte e di imparare tanto da lui.



Pino Daniele. La sua voce e la sua chitarra divennero portavoce del blues made in Napoli, con un dialetto così musicale e simile all'accento americano ed un suono di chitarra mai banale e ricercato. In poche parole: la storia della musica italiana.



Diego Deadman Potron: onemanband impattante, grezzo, sofisticato e rocknroll. I suoi concerti sono estremamente coinvolgenti e la sua attitudine è una perfetta via di mezzo tra il blues delle colline e lo stoner rock. Timing invidiabile e super voce.



Ligabue è un cantautore e un rocker ma, a mio avviso, è anche un bluesman. Spesso nella sua musica si sente il suono della slide e alcune ballate sono profondamente malinconiche. 



Poi c'è Paul Venturi, un fuoriclasse. Suona il blues delle radici con un'abilità fuori dal comune ed una voce potente ed espressiva. Uno dei pochi che riesce a ricreare il sound di Robert Johnson.



"Pescatore" di Pierangelo Bertoli è una delle canzoni italiane che mi emoziona di più, sento forte in questa musica l'eco del blues. 



Luca Sapio ha una voce possente e poliedrica, decisamente fuori dal comune. Canta il soul ed è un vero intenditore e appassionato del genere.



Il romano Davide Lipari suona il blues contemporaneo, la sua musica è un sapiente mix di hill country blues e garage molto ruvido e ciclico.



Faris Amine: metà italiano metà tuareg, è un grande chitarrista e cantante, il primo ad utilizzare una chitarra weissenborn (quella di Ben harper) per suonare il desert blues. Spero prima a poi di poter suonare insieme a lui.

Questa è la mia panoramica. Sicuramente avrò dimenticato qualcuno ma questi nomi mi sembrano i più rappresentativi di un certo tipo di blues che mi ha sempre appassionato. Ho tralasciato i bluesmen più classici per sottolineare l'esistenza di una nuova generazione meno "di maniera" e più "contemporanea".

 

Tag: Retroterra

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