album A rebour - Afreak

Afreak A rebour


2008 - Rock, Elettronico, Punk-funk

Afreak
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Descrizione a cura della band

Disco interamente autoprodotto e registrato in casa. In vendita esclusivamente alla Feltrinelli di Cremona o tramite richiesta.
Il genere proposto è hard funk cantato in italiano

Commenti (1)

  • Marzya Della Rosa 09/02/2010 ore 19:18 @marzyadellarosa

    “Afreak” è lo pseudonimo di Alessandro Piatti, cantante del gruppo cremonese della scena anni 90 Water Closed, ed “A Rebour” è il suo album di esordio da solista: il titolo, proveniente da un claudicante francese, sta verosimilmente per “Controcorrente”.

    Il genere musicale di questo disco è un funk estremo in cui acustica e suoni sintetici si fondono ed è caratterizzato da un basso molto predominante, che a volte sfocia in sonorità hard rock e a tratti va a ripescare dal buon vecchio blues formando tuttavia un crossover abbastanza armonioso.

    I testi sono in maggior parte di denuncia verso l’ipocrisia e la perdita di valori della società, dalla prima traccia-manifesto, “Afreak”, fino all’ultima; c’è molta satira nei confronti della mala politica, non mancano gli attacchi alla chiesa ed atteggiamenti moralistici, come in “Voglio te”, in cui un dantesco custode dell’inferno si racconta in due versioni musicali completamente diverse unite nel medesimo schizofrenico pezzo. Afreak rivolge l’attenzione anche verso se stesso, a volte in maniera autoironica e a volte in maniera più introspettiva. “Delirium blues” è dichiaratamente un allucinato pezzo strumentale di blues psichedelico. Nel disco c’è anche una collaborazione con la compaesana Franziska Freymadl nella grottesca “Putrida”. Ci sono anche palesi riferimenti a film di culto, come Pulp Fiction, da cui è stata estrapolata la famosa citazione di “Ezechiele 25:17” inserita nel pezzo “I banditi del 2000”, nonché Frankenstein Junior, che è praticamente l’intera traccia 6.

    Alcuni pezzi sono molto orecchiabili, altri divertenti e di tendenza, ma sono i messaggi contenuti nei testi a conferire a quest’album un apprezzabile spessore.

    Marzya Della Rosa

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