Descrizione a cura della band

Ho scritto Circles fra l’inverno e l’estate del 2014 durante un breve quanto intenso periodo di solitudine passato a riflettere, commettere errori e prendere i muri a testate. Senza neanche accorgermene ho scritto di getto
dodici canzoni nel giro di un mese: un’urgenza espressiva mai provata prima di allora. Sono brani intimi e introspettivi, i cui testi esplorano la natura fragile di certi sentimenti come l’amore e le sue conseguenze
emotive nel momento in cui esso svanisce assumendo altre forme, e di tutti quei piccoli compromessi quotidiani che stanno alla base di relazioni e rapporti umani. Ogni canzone rappresenta un cerchio di vita, autobiografica
e biografica (l’album contiene infatti anche alcuni riferimenti letterari a Jack London, Bukowsky, Hunter S. Thompson). La canzone che dà il titolo al disco, ad esempio, è un omaggio a Martin Eden (J. London), un
personaggio che più di ogni altro incarna il cambiamento di identità, la maturità e la crescita attraverso l’esperienza, la letteratura e il piacere di scrivere. A mio parere, dopo la lettura di questo libro e con la morte del
protagonista, il lettore ne acquisisce la stessa forza, la stessa consapevolezza, uscendone cambiato. Da un cerchio che si chiude se ne apre un altro.
Mi ha sempre affascinato l’idea di un andamento ciclico dell’esistenza, e di quanto la nostra vita si divida in fasi che si aprono, si esauriscono per poi aprirsi di nuovo, anche se in modi ogni volta diversi. Ecco perché Circles
affronta la sofferenza e lo stupore nel comprendere la ciclicità dei sentimenti e la loro mutevolezza.
Ho cercato di descrivere tutto ciò nel modo più diretto possibile, senza troppi artifici. Le canzoni sono semplici, sincere, a volte perfino poco ragionate, nel senso che ho fatto sì che la loro struttura andasse a disporsi
in modo naturale, ragionando per consequenzialità. Alcune canzoni, ad esempio, finiscono così come sono iniziate (come dei cerchi, appunto); altre seguono un andamento differente, che sorprenda chi ascolta con passaggi inaspettati.
Così come noi siamo la somma di esperienze in continuo cambiamento, anche il disco è un compendio di tutte le mie esperienze musicali passate. Il risultato credo sia un disco piuttosto eclettico dal taglio electro-pop-rock cantato in inglese.

Credits

Circles è stato registrato da Giacomo Papi fra il salotto, il bagno e la camera del suo appartamento di Via Roma, a Livorno (una scelta da me fortemente voluta dopo anni di studi e sale d'incisione e che credo si senta fin dal primo ascolto). Un vero esempio di home-recording con un preciso obiettivo: far suonare le canzoni il più vicino possibile all'ascoltatore, ricreando ambienti sonori ora intimi e raccolti, ora più caldi e incisivi. Il disco è stato poi mixato presso il 360 Music Factory (Livorno) da Andrea Pachetti e Iuri Giorgetti e masterizzato da Justin Perkins presso il Mystery Room Mastering Studio (Milwaukee, Wisconsin).
Al disco hanno partecipato diversi musicisti della scena livornese e del collettivo musicale Inner Animal Recordingsdi cui faccio parte. Alcune tracce vedono la presenza di Valerio Casini e Marco Capozzi (Bad Love Experience), Giorgio Mannucci (Mandrake), Federico Silvi e Francesco D’Angelo (Jackie O’s Farm). Le batterie sono state interamente registrate da Dario Gentili e Francesco Manetti mentre le basi elettroniche sono nate dalla collaborazione del dj/producer labronico Alessio Carli. Voci, piano, synth, organi e tastiere sono stati suonati da Nu, il quale ha curato tutti gli arrangiamenti.

Commenti

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