In una città dove la tecnologia ha preso il sopravvento, ogni cosa è collegata ad una rete invisibile, la quale influenza rende tutti marionette o giocattoli in mano ad un'unica mente algoritmica. I robotici cittadini vivono cosi all'interno di una perfezione statica, ovvero una routine programmata da qualcosa di esterno a loro, pur credendo di essere ognuno gli artefici del proprio destino. In questo contesto, un robot avverte un senso di distacco dal mondo, che lo porta a testimoniare la presenza dell'unica mente controllante il globo. In uno stato di iniziale ribellione, l'oppressione effettuata dall'unica mente, conduce il robot a quesiti esistenziali, bloccandolo in un limbo tra l'esistenza e la non esistenza, in cui egli deciderà autonomamente di mettersi a dormire per sempre, sognando il suo mondo desiderato per l'eternità.
Goodnight Robot si sviluppa con inevitabili suoni tecnologici, con Arp melodiche e Pad che guidano tempi semplici, insieme alle Drums. Le sensazioni di pace, volte a rappresentare la calma dell'ordine artificiale, quasi asettico, si interrompono dal malessere provato dalla percezione di un senso di finzione, sfogandosi in suoni più tangibili e crudi, Bass più duri, Drums industriali, ai margini del Dubstep, per descrivere una macchina cinica e spietata, intenta a proteggere il proprio ordine creato, impedendo manomissioni ribelli. L'album ritorna cosi, verso tonalità più dolci, cercando di rappresentare la delicatezza della vera anima dell'essere, che alla violenza subita, di fronte all'incoscienza del mondo, alla sua indifferenza e all'isolamento applicato nei confronti dei diversi, sceglie la propria pacificazione, accettando una vita limitata nella propria mente, attraverso i sogni, per non divulgare le proprie pene agli altri.

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