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Descrizione

La scrittrice e giornalista Joan Didion, nata a Sacramento e regina assoluta di un genere letterario noto ora più che mai con il nome di nonfiction, scrive che “la California è un posto dove una mentalità da Boom e un senso di perdita cechoviano si incontrano in una sospensione inquietante”. La definizione, applicata da Didion a una porzione di universo socioculturale e, perché no, anche puramente geografico, si sposa perfettamente con quello che accade in questo primo lavoro degli Oh Lazarus.

Good Times è un suono che senza nome si dipana nelle curve nere di questi dieci brani attraversando egualmente la Death Valley, il deserto del Sonora, il palco del Max’s Kansas City, quello del Green Mill e lunghe distese nebbiose dei campi lungo il Po.

Se la nostra scrittrice Californiana potesse ascoltare il disco, non perderebbe di vista la coesistenza totale di due istanze opposte: un richiamo pop-rock nero ed estremo, quello del boom estetizzante newyorkese più oscuro, nato sul finire dei 15 minuti di celebrità di Andy Warhol e cantato da una Nico in lungo con le pupille dilatate dall’eroina – dunque quello di un’oscurità che si fa pop attraverso i filtri delle prime polaroid su Interview – e invece quello più specificamente gotico, nervoso, scostante e devastato – sì, cechoviano – che mescola in sé il primo ‘900 delle prison work songs e delle Murder ballads alla rosea convinzione secondo cui vita e morte sorridono e piangono allo stesso modo e dunque esattamente allo stesso modo vanno celebrate, ricordate e cantate.

Dieci canzoni, dunque, per un non genere a cui diamo idealmente il nome di Gothic Americana, qualcosa che dunque si scosti in modo netto dalle tradizioni jazz, dal folk, dal blues e dal garage ma che faccia confluire il flusso di tutte queste vicende sonore in una sola arteria in grado si sfuggire fisiologicamente alla staticità di una definizione come dando vita a un’ideale racconto scritto a quattro mani da Edgar Allan Poe e Raymond Carver per far sballare tutta la critica a venire.

Ecco cosa succede se a un certo punto una chitarra resofonica, un clarinetto, delle latte e una valigia iniziano a suonare insieme, se country, blues e hapa haole incontrano lo shimmy e la rotondità di una voce autentica (quella di Cecilia Merli) si scontra felicemente con i nervi scoperti e metallici a la Venus in furs delle chitarre.

Realizzato durante un tour infinito di date italiane, e nato come mix di brani autografi e classici di genere della tradizione americana del ‘900, Good Times è il primo lavoro in studio degli Oh Lazarus che si configurano come un vero e proprio collettivo esperimento di storie sonore: quella di Simone Merli e Daniele La Barbera, compagni da un decennio delle più disparate avventure artistiche e di Cecilia Merli, giovane clarinettista che nasce cantante con la nascita di queste canzoni, riuscendo quindi nell’impresa non semplice – e quindi non immediatamente decifrabile – di conferire loro una struttura più felicemente leggera, istintiva e dunque di ammorbidire il viaggio e felicemente privare di un po’ d’ironia il titolo di questo disco.

Credits

OH LAZARUS
CECILIA MERLI - voce, clarinetto
DANIELE LA BARBERA - valigia, latte e percussioni
SIMONE MERLI - chitarre, lap steel, organi, piano, piano elettrico, voci

OSPITI
NICOLA CRIVELLI (News For Lulu) - basso, produttore aggiunto (tutte le tracce)
ANDREA GIRELLI (News For Lulu) - piano su “St. James Infirmary Blues” e piano elettrico su “Come On Up To the House”
ALESSIO MAGLIOCCHETTI LOMBI (Dead Shrimp) - chitarra resofonica su “Crow Jane”
RICCARDO LA BARBERA - piano su “Good Times” and “Sister Kate”
ALBERTO MARCHELUZZO (Jack La Motta and Your Bones) - clawhammer banjo su “Single Girl Again”
SIMONE ZAMPIERI (Jack La Motta and Your Bones) - chitarra elettrica su “Single Girl Again”
TOMMASO VECCHIO (Pocket Chetsnut) - voci su “Ball and Chains” and “Fangs”

PRODUZIONE / REGISTRAZIONE
SIMONE MERLI - Pavia, Voghera (PV), Broni (PV) - Ottobre 2014 / Maggio 2015


REGISTRAZIONI AGGIUNTIVE
Chitarra resofonica su “Crow Jane” registrata da Daniele Zazza al Dirty Hubs Studio, Roma - Marzo 2015
Duello Banjo / Chitarra su “Single Girl Again” registrato da Tommaso Canazza al Rock Hour Studio, Arcole (VR) - Aprile 2015

Mix: BEN BRODIN (ManMan, First Aid Kit) al Hand Branch Studio e agli Arc Studios, Omaha, Nebraska - Giugno 2015
Master: CARL SAFF al Saff Mastering, Chicago - Giugno 2015

Artwork: NANA' DELLA PORTA - Luglio 2015
Logo: MONICA RIVELLA - Luglio 2015
Foto: GIULIO MERLI - Settembre 2015
Press Release: GIULIA CAVALIERE - Agosto 2015

Etichetta: Off Label Records - http://offlabelrecords.de

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