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Descrizione a cura della band

Paolo Forlì, cantautore “giramondo”, conosciuto lungo lo Stivale soprattutto per la sua attività di agitatore culturale dell’ambiente folk indipendente, torna con un nuovo lavoro discografico ed un nuovo nome: “Paolo For Lee”.
Il suo nuovo progetto - metropolitano, oscuro e solitario - è totalmente in solo e dà alla luce LP diverso dalle precedenti esperienze discografiche. È più maturo e definitivo: si chiama “Minneapolis” in uscita per la sua etichetta nuova di zecca “Plumbers and Flowers” il prossimo 2 aprile 2015.
Minneapolis un disco cupo, duro, incalzante, senza fronzoli. Minneapolis è stato un lavoro lungo, minuzioso, costruito in più di un anno, giorno dopo giorno. Forse rappresenta la definitiva maturità musicale di Paolo Forlì, il lavoro che raduna tutte le sue esperienze ed influenze. Minneapolis è un cantautorato scuro e maturo, non lascia scampo, non gira intorno.
Non ci si sente più cullati come nel bungalow62, ci si sente strattonati, disillusi. Proprio come un bambino a cui si è appena detto che babbo natale non esiste. Via le maschere, eccoci di fronte lunghe strade: asfaltate e di campagna, piene e desolate, canali e barconi nei quali sopravvivere con un cane ed un gatto. E quando – raramente - si esce dal barcone parcheggiato ecco che sopraggiungono quelle vecchie sensazioni di vuoto tra la folla che scalpita.
Minneapolis è la città simbolo di questi tempi. Grande eppure ignota, grigia eppure cosmopolita, dove hanno convissuto Prince e gli Husker Du (ai quali è dedicato un pezzo “Do You Remember?” costruito con strofe di tre loro capolavori). Minneapolis vuole essere un disco micidiale, perché Minneapolis è dentro ognuno di noi ed è scomodo accettarlo; forse è nel quotidiano retrovisore delle nostre vite.
Anche in questo progetto, come in quelli di Bungalow62, il lavoro di registrazione è fatto in casa ed affidato alle cure di Mattia Coletti, e si sente. Stavolta, oltre alle corde acustiche di varie chitarre acustiche, un vecchio pianoforte a muro diventa protagonista: si prendono tutte le distanze dalle recenti espressioni del cantautorato italiano per restare abbracciati ad un folk noir anglo-americano alla Matt Elliott, Nick Cave, Tom Waits, Lou Reed.
Le influenze indie, alternative e new acoustic sono ridotte all’essenziale. Così come le melodie, anch’esse essenziali, dirette, fanno da sfondo a un cantato che rappresenta la vera trama espressiva di questo progetto, toccando toni drammatici, sonorità scure accordi decisi e racconti intensi, terreni ed eterei al contempo.
Racconti di vite metropolitane in bianco e nero. Ricostruzioni storiche minuziose della città simbolo di questo pianeta. Una raccolta di “storie” di quotidianità ma anche di quartieri poveri, delinquenza, che regalano immagini di un’America, o di un intero pianeta, alla Raymond Carver.

Credits

“Minneapolis” was recorded at Paolo For Lee home in the small village of Colonnella (TE), at the end of january 2015.
Music by Paolo For Lee.
All lyrics by Paolo For Lee except:
- track 08 “Conversation with frank rayner (two foreigners in town)” by Frank Rayner
- track 10 “Do you remember? (faithful to Husker Du)” by Robert Arthur Mould.
All songs recorded by Mattia Coletti except:
- track 04 “Bad creatures I know”
- track 06 “Hidden in a furnace”
- track 11 “The Riley’s song”
- and the out track “Very bad creatures I know”, recorded through i-phone at home.
All songs mixed by Mattia Coletti.
All songs mastered in february 2015 by Riccardo ‘Rico’ Gamondi at Fiscerprais studio - Pontecurone (AL).
Graphics by Alessandra Di Girolamo.

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