Descrizione

Dream in a landscape nasce dalla collaborazione tra il compositore avant pop Paolo Tarsi e il progetto elettronico audio/video Fauve! Gegen A Rhino. Il titolo dell’album prende spunto da due brani di John Cage su cui ruota tutto il concept del disco: Dream e In a landscape, entrambi del 1948. Il lavoro, per via della sua struttura bipartita, è suddiviso in due parti: tre tracce nella prima e due nella seconda, cui seguono due ghost track.

La prima metà è incentrata sui brani reworked, eseguiti da Paolo Tarsi e comprendenti versioni di Dream e In a landscape adattate per il Rhodes MK I (processate in post-produzione dal duo Fauve! Gegen A Rhino) e di In a landscape eseguita all’organo Hammond. Nelle reinterpretazioni al pianoforte elettrico è stato dato risalto all’estetica dei rilasci sonori e della spazialità seguendo lo spirito di Cage. Il brano per organo, invece, si spinge verso le frontiere del noise e sfrutta le ripetizioni della composizione attribuendo loro un nuovo flusso, sempre in divenire e mai identico a se stesso. La seconda parte del disco è dedicata ai remix dei due pezzi da parte dei Fauve! Gegen A Rhino, con il remix di In a landscape che cerca il calore dell’organo tra variazioni techno, noise e pop, mentre quello di Dream assume tinte ambient con escursioni psichedeliche probabilmente ‘Seventies’.

La prima delle due ghost track che seguono è un’esecuzione di 4’33’’ in cui il duo utilizza la porzione di tempo di 4 minuti e 33 secondi per combinare tra loro suoni ottenuti da rumori di fondo, canali aperti a vuoto di mixer, white noise e resonators che generano armonici partendo dai rumori stessi. L’altra ghost track è Erratum Musical, composizione di Marcel Duchamp del 1913 pubblicata in seguito nella raccolta di appunti La Boite Verte. La nota di esecuzione del brano prevede che la partitura venga eseguita in maniera aleatoria, cioè con l’utilizzo di un dado. Le sezioni dello spartito sono poste nella successione determinata dal lancio di un dado prima dell’esecuzione. Lo scritto è pianificato per tre voci: Magdeleine, Yvonne e Marcel. Rispettando il criterio del numero 3, caro a Marcel Duchamp, è stato utilizzato un dado piramidale con facce triangolari i cui numeri sono posti ai rispettivi vertici. Tramite questi numeri è stato composto il brano, eseguito con un campionatore, sul quale sono stati creati dei pattern di organo (realizzati da Paolo Tarsi) poi processati sia in preproduzione che in tempo reale, e con un arpeggiatore. Il campionatore riporta le tracce delle voci femminili delle sorelle dell’artista, Magdeleine e Yvonne, mentre l’arpeggiatore rappresenta la voce maschile di Duchamp. Il dado viene tirato ogni trenta secondi per nove volte (per tre movimenti ciascuno: Yvonne, Magdeleine e Marcel) dando ai frammenti la durata complessiva di 4’30’’. Il riferimento evidente è 4’33’’, la ghost track precedente sull’opera silenziosa di John Cage, a cui sono sottratti tre secondi (il “3”, di conseguenza, rimane cifra magica e irrappresentabile). All’interno della registrazione, poi, sono stati inseriti cronologicamente e in successione temporale di 30’’ di distanza l’uno dall’altro, i lanci di dado utilizzati per realizzare l’esecuzione, sottolineando al tempo stesso come il processo dell’opera accolga in sé le possibilità di interpretare l’idea di un suono in molteplici rappresentazioni acustiche.

L’intero progetto, che vede affiancare rework e remix dei brani di John Cage alla lezione di Marcel Duchamp, nasce da un’idea di Paolo Tarsi, mentre l’artwork è frutto dell’artista Cecilia Divizia.

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