Descrizione a cura della band

“Fuori tempo massimo” è il titolo del nuovo album di Paterlini, cantautore mantovano all’esordio discografico. Artista atipico, molto più di una sola voce ed un pianoforte, dotato di una variegata personalità musicale dell’autore, Emiliano Paterlini esce con undici canzoni: dieci inediti e la cover di “Purple Rain” di Prince: tra questi due brani strumentali emozionanti, arrangiamenti d’archi, ed un coro di bambini nel finale affidato a “EE Babantudea” ispirata a Chuco Valdes.

Sono molteplici infatti le ispirazioni: dal Jazz ai Beatles, dalla World music allo Swing, da Bersani a Capossela, a ancora non sono sufficienti per descrivere l'universo di “Fuori tempo massimo”. Come fosse una colonna sonora di un musical immaginario, ogni traccia svolta musicalmente dalla direzione intrapresa ascoltando la precedente, ma se uniamo i vari tasselli otteniamo un’opera primordiale solo a stento imbrigliata dalla tangibile esperienza del produttore Daniele “Bengi” Benati.

“Bengi, con cui già Paterlini condivideva il progetto “Swing Cooking Show”, ha iniziato a lavorare dal vivo con l’artista ascoltando molto materiale: vecchi provini adolescenziali, cose più recenti, fino a scrivere brani insieme per poi produrre tutto l’album. Artista ora maturo, Paterlini ha già condiviso il palco come pianista e tastierista per Fausto Leali, Fabio Concato, Patty Pravo, Max Gazzè, Eduardo De Crescenzo, Ivan Segreto, Bobby Solo, I Ribelli e altri importanti artisti del panorama nazionale.

L’intero album, prodotto da Cosmica Edizioni Musicali, è stato realizzati con il supporto del MiBACT e di SIAE, nell'ambito dell'iniziativa “Sillumina - Copia privata per i giovani, per la cultura”.

"Fuori tempo massimo" è in realtà fuori dal tempo, slegato dalle mode e tuttavia suona freschissimo, un personalissimo pop-soul forse talmente nuovo che ancora sfugge a ogni definizione. Come uno specchio dal quale ognuno di noi riceve un riflesso diverso. Ma sempre uguale a Paterlini.

Credits

Tracklist e spiegazione dell’autore:
1. UN MARE D’AMORE / E’ il primo singolo estratto, nato durante una passeggiata in campagna e ispirato anche da una particolare situazione famigliare.
2. IL GIORNO DEL MIO MATRIMONIO / Musica di ispirazione dichiaratamente beat con incursioni orchestrali. Ha avuto una gestazione musicale di parecchi anni, durante i quali ha subìto innumerevoli modifiche, finalmente grazie al nuovo testo è rinato.
3. CI VEDIAMO / Idea sbucata improvvisamente durante un dopo-concerto, sviluppata su un aereo per Tel-Aviv e stesa definitivamente agli studi Cosmica di Novellara. Il testo è totalmente autobiografico, è la mia fotografia arrivato a 33 anni.
4. PURPLE RAIN / Lo so è rischioso fare la cover di un brano “intoccabile” ma il rispetto è totale. Il nuovo riff è nato durante una delle interminabili notti di pianobar che facevo a vent’anni. Da allora è il pezzo col quale chiudo tutti i miei concerti.
5. VAI VAI (PICCOLO MIO) / Canzone giovanile che parlava di un fantomatico shuttle e delle sensazioni che esso potesse provare (se mai uno shuttle provasse emozioni). Successivamente, su suggerimento dello stesso Bengi, lo shuttle divenne uno spermatozoo.
6. ELEONORE / Brano strumentale che “parla” della notte di ritiro patente e riflessioni conseguenti.
7. DISCORSI DA BAR / Avete mai ascoltato intorno a voi i “discorsi da bar”? Mi sono immaginato di essere un barista che ascolta e osserva la fauna notturna. L’idea di unire tango e sonorità 8bit piacerebbe molto a Ozpetek.
8. COM’ERA / Provino inciso una mattina al piano, senza un filo di voce, successivamente diventato canzone grazie alla stesura del testo da parte di Bengi.
9. ANGELI RUBATI / Nata in origine come canzone funky durante una jam session e trasformata in un brano r’n’b e nu-soul
10. MELODY / Nata come intermezzo orchestrale di un'opera lirica, ne ho fatto una riduzione per piano, violino ed effetti.
11. EE BABATUNDEA / Folgorato dopo l'ascolto di "Briyumba Palo Congo" di Chucho Valdes (1999), mi sono messo a scrivere il tema di questo pezzo durante l'ora di filosofia in classe. Cercando di ricreare la magia che avevo ascoltato, naturalmente senza sapere una parola di lingua africana.

Commenti

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