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Descrizione a cura della band

Settings_1 è il primo di tre Ep che compongono il progetto Settings e che avranno uscite diverse a distanza di qualche mese l’una dall’altra.

CHE COS’È SETTINGS
Settings è una raccolta di sfondi, ambientazioni, scenografie, intesi come elementi di cui qualsiasi narrazione non può fare a meno: contengono l’azione e in qualche modo contribuiscono a determinarne il senso.
Armonie, melodie, ritmi e timbri molto diversi da un pezzo all’altro, sono i colori e le forme delle singole ambientazioni. Infatti, è la musica stessa ad aver ispirato i testi che servono a indirizzare le suggestioni musicali. Nonostante le scene siano lontane tra di loro, ci sono elementi sonori comuni, come la “dilatazione” e la ripetizione, facilmente riconoscibili e che collegano tutto il lavoro.

COSTANTI
La dilatazione provoca una sensazione di “spazio” con diverse misure, campi stretti come nel caso di Under Electric Light (che uscirà probabilmente in Settings_2) o lunghi come nel finale di Background (nel primo Ep). Si può dire che, in questo senso, sia una specie di artificio musicale che immerge chi ascolta in un luogo, in un tempo o più in generale in una situazione, invece di farlo sedere in platea per seguire una storia.
L’altra figura retorica strettamente musicale molto usata in Settings è la ripetizione, non solo di pattern ritmici, ma di piccole frasi. Questi loop da una parte costituiscono la cellula fondamentale del brano, dall’altra ricorrono in modo ossessivo tanto da diventare volutamente scontati per chi ascolta, e finiscono quindi in secondo piano: sullo sfondo, appunto.
L’altra costante è l’assenza di scenari solari o gioiosi.

CONTRARI
Liars, Battles e gli ultimi Radiohead sono le influenze più dirette. La grande distanza che separa soprattutto i primi due, da una parte dà un’idea del gioco eclettico su cui si basa ogni parte del disco. Dall’altra, spiega l’equilibrio che tentiamo di ottenere tra approcci antitetici: rifiutiamo l’ostentazione di competenze tecniche, compositive ma soprattutto strumentali, come insegna il punk e il noise americano, ma allo stesso tempo non escludiamo forme consolidate più vicine alla musica “colta”, se usate per raggiungere nuovi risultati. Altri riferimenti si possono trovare nella musica degli anni novanta, sia quelli del vasto mondo rock alternativo sia dell’elettronica di matrice trip hop.

STRUMENTI
L’impianto si può dire rock, nella sua accezione più ampia. In più punti le sezioni ritmiche hanno un incedere tribale che mette basso, batteria e percussioni al centro dell’attenzione. Ognuno di questi strumenti è suonato concretamente, e così chitarre, pianoforte e glokenspiel. Gli inserti come pad e synth in genere, d’altra parte, non servono come riferimento a un genere elettronico, ma costituiscono piuttosto una ricchezza timbrica che permette sensazioni altrimenti impossibili da raggiungere.
Per le voci principali, Micciola e Calandrino si alternano di brano in brano, ma più di frequente cantano insieme su melodie larghe. L’effetto corale, ottenuto anche con diverse sovra incisioni, nega il primato dell’interpretazione e dell’esecuzione per riaffermare quello dell’idea melodica in sé. Per lo stesso motivo, la maggior parte delle voci sono doppiate, anche quando non è previsto controcanto o altre sovrapposizioni. Ma non è una regola e capita di ascoltare anche una singola voce che sovrasta la parte strumentale.

Credits

Le registrazioni sono iniziate a febbraio 2015 con Roberto Rettura presso Lo Studio Spaziale (Bologna), in cui abbiamo fatto le riprese di sette dei nove pezzi. Da settembre a febbraio la produzione e il mix sono passati nelle mani di Bruno Germano (Vacuum Studio, Bologna) con cui abbiamo fatto anche le riprese degli ultimi due brani. I master sono di Carl Saff (Saff Studio, Chicago - US).

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