Descrizione

A cura di Marco Messina.

I Pliskin si sono formati una notte d'estate del 2006. La band è composta dal cantautore e chitarrista Pierpaolo Lauriola, dal bassista Roberto Colombo e dal batterista Luca Giuffrida. Il loro primo album si intitola "Quando Arriva La Sera" ed è un concept-album contenente 10 canzoni.
Le canzoni parlano di un viaggio immaginario. Il protagonista del viaggio è Pliskin che si muove con le sue storie attraverso dieci città raccontando la sua storia.
La copertina dell'album è un quadro di Angelo Pacifico e trae ispirazione dal libro "Le Città Invisibili" di Italo Calvino.
"Quando Arriva La Sera" è uscito il 10 Ottobre del 2009.

Quando penso ai pittori, ai cineasti, agli scrittori, ai musicisti, penso spesso alla lentezza delle loro vite, alla spropositata quantità di tempo che essi dedicano alla meditazione, all’arte. I ritmi forsennati e apparentemente insensati della metropoli non lasciano spazio all’arte, non necessariamente intesa come emanazione oggettiva di una capacità, ma anche solo come l’esercitazione della facoltà del pensiero, della riflessione, del guardare con altri occhi il mondo in cui viviamo o tentiamo di vivere. L’arrivismo che doma l’estro, l’abitudine che vince la passione, la noia che sostituisce l’entusiasmo, il raziocinio che irretisce lo spirito.

Far trionfare la voglia di fare arte all’interno di un contesto alienante e indifferente è impresa ardua. Lo sa bene Pierpaolo Lauriola, che con i Pliskin, trio musicale nato a Milano nel 2006, di cui è voce, chitarra e autore dei testi, incide Quando arriva la sera, un album emozionante e sincero. Al di là dell’amicizia che ci lega, Pierpaolo è un musicista vero, che sul palco non si esibisce, ma comunica e esprime. Lo dimostra il suo sguardo basso quando ringrazia al microfono i collaboratori dopo l’ultimo pezzo e la sua aria sempre dimessa nonostante gli applausi. Quando arriva la sera è stato un lavoro molto lungo, che ha richiesto tempo e dedizione. Roberto, il bassista del gruppo, ne parla infatti come di “un cantiere che rischiava di rimanere sempre aperto”. Ogni brano porta con sè un messaggio, una vibrazione, una storia. Nonostante questo sia soltanto il loro primo lavoro, la malinconica energia del rock dei Pliskin mostra una maturità artistica già acquisita. Tracce come Nel disincanto e Quando arriva la sera, che dà il titolo all’album, colpiscono da subito preparando abilmente la strada al viaggio attraverso i brani che seguono.

Il suo proverbiale ‘disincanto’ spinge Pierpaolo a dire che questo disco non ha alcuna ambizione ed è destinato ad una ristretta cerchia di amici. Io spero possa diventare anche qualcosa di più. E’ vero che il settore discografico pullula di artisti emergenti, di gruppi organizzati e finanziati che, mentre Pierpaolo, Luca e Roberto sono dietro una scrivania, si dedicano anima e corpo alla musica con le spalle ben protette, ma se alla musica di qualità si affianca un efficace passaparola, allora forse è lecito sperare in un ‘mattino nuovo’. E, comunque, se anche un solo brano dei Pliskin avrà impedito al rumore delle porte di un treno che si chiudono o al clacson di un auto bloccata nel traffico di spezzare un sogno, un piccolo successo forse sarà già stato raggiunto.

Credits

Pierpaolo Lauriola: Voce, Chitarra.
Roberto Colombo: Basso.
Luca Giuffrida: Batteria.

Quando Arriva La Sera è una produzione Pliskin.
Musiche e testi depositati alla S.I.A.E. da Pietro Paolo Lauriola

* Registrato al Frequenze studio di Monza tra il 2008 e il 2009.
Le tracce 1, 3, 7 e 10 sono state registrate da Davide Lepido.

Intervista a Pierpaolo Lauriola curata da Bargara Giglioli

I Pliskin sono stati per lungo tempo più di una band. Un mondo in cui stare, pensare, condividere, vivere. A Pierpaolo, Roberto e Luca devo tanto. Di quel mondo ne facevano parte anche i quadri di Angelo Pacifico, i racconti e le foto di Leo, il Bar di Roby, Le sale prove condivise con tante band di Milano, gli amici che si aggiungevano concerto dopo concerto e i live.

Come andò all’inizio dei Pliskin?

Il primo anno abbiamo condiviso la sala prove, abbiamo suonato qualche cover, ma era solo un pretesto per passare delle serate insieme a suonare e a raccontarci. Nessuno di noi aveva preso in considerazione di fare un'album. Io spingevo fortemente per fare delle composizioni originali e la cosa alla fine piacque a tutti.

Come nasce il nome Pliskin?

Eravamo alla ricerca di un nome da almeno tre anni. Suonammo per un anno senza nome. Dopo il primo anno prendemmo in considerazione il nome Alistirio, poi Alistereo, e poi Alistrer divertendoci a modificare di volta in volta quell’idea di nome iniziale. Era diventata una cosa divertente su cui scherzavamo molto tanto che cambiavamo il nome della band quasi ad ogni prova inventandocene uno diverso. Di fatto non avevamo nome. Suonavamo e basta.

Quando nacque il vostro nome?

Qualche mese prima dell’uscita di “Quando Arriva La Sera”. Successe che Luca arrivò in studio dicendo che aveva visto un film di Carpenter, 1997: Fuga da New York, e che il protagonista si chiamava Jena/Snake Plissken interpretato da Kurt Russell. Io da tempo spingevo per nomi che prendessero ispirazione dal cinema. Perché la storia dei Pliskin nella mia vita l’avevo un po’ vista come una scena da film dove uno arriva e ti stravolge tutto. Da quel racconto di Luca, proposi di cambiare il nome del protagonista in Pliskin, italianizzandolo quasi a ridefinirlo come un nuovo personaggio, che poi sarebbe stato il protagonista del concept dell’album.

Quale tematiche affrontavate nei vostri testi?

I testi parlavano di come si cambia dopo la fase del disincanto raggiungendo una nuova consapevolezza che ci porta da un totale disinteresse per le cose fino a ritrovare nuovi stimoli e una nuova forza per reinventarsi. Quella linea di confine descritta meravigliosamente da Conrad nel libro La linea d’ombra, quel non definito, personalissimo e al contempo universale, momento e percorso di presa d’atto della propria indipendenza e insieme, del proprio essere soli di fronte al e nel mondo. Chiavi di questo improvviso, quasi subitaneo passaggio sono il superamento del senso di colpa e dell’apparentemente opposto sentimento di indegnità per il proprio essere: superamento che avviene assieme all’accettazione della responsabilità di essere se stessi come esseri umani.

Che tappe tocca il viaggio dei Pliskin?

Il viaggio di Pliskin avviene attraverso dieci città immaginarie. Come i protagonisti de Le Città invisibili di Cavino. Così Pliskin inizia a cantare “Nel Disincanto” percorrendo tutte le canzoni contenute nell’album alla ricerca di una via di fuga ma anche alla ricerca di se stesso e degli altri. Lo fa attraversando una città immaginaria che contiene tutte le città e i quartieri. Quindi Roma, Milano, Praga, Manfredonia, il Gargano, Pescara, rione Monticchio, e i Navigli (dondolano le luci fuori dai locali) diventano città e posti con un altro nome. L’album contenente 10 canzoni che raccontano la storia di 10 vite in 10 città e posti diversi. La copertina, è un particolare estrapolato dal quadro di Angelo Pacifico, intitolato: “Dove?”. Quel dipinto, come parte dell’album traggono ispirazione del libro “Le Città Invisibili” di Italo Calvino.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati