Tre ragazzi allegri che fanno musica triste. O il contrario.

I Port-Ligat non hanno la chitarra. Nascono nel 2012 da un’idea di Emanuele (voce e basso) e Giuseppe (synth e voce), durante un intervallo, all’ultimo anno di Liceo Classico, a Napoli. Trovano nell’Aprile 2013 una formazione stabile con l’arrivo di Alessio alla batteria.

Iniziammo senza eccessive pretese, il tempo era poco, i soldi pure, le conoscenze peggio, esordendo dal vivo in concerti scolastici o piccoli contest, proponendo da subito materiale inedito, in inglese prima, in italiano poi.
A quasi due anni di vita, con un minimo di esperienza, soldi e conoscenze in più, riusciamo a partorire il primo lavoro discografico: “Carne”, un EP di 5 tracce, registrato, missato e masterizzato da Stefano Pirone (Necktie), presso lo studio “centoxcento” di Mariano Vacca (Nouer), presentato il 20 Dicembre presso il Mamamu, storico locale di Napoli.
Abbiamo circa una ventina di live all’attivo, escludendo i contest.
Riteniamo che la nostra musica non abbia particolari radici, proveniamo tutti e tre da diversi contesti, che ci hanno portato a sviluppare un’idea singolare e masturbatoria di pop, resa (si spera) tramite l’uso prolungato e ridondante di riff di sintetizzatore, e di basslines semplici ed eccessivamente distorte. Ci piace non essere concreti nella stesura dei testi: si scrive di qualcosa, si uniscono testi originariamente non minimamente collegati tra loro, si piange perché a Novembre qualcuno ha calpestato una foglia secca.

Siamo un gruppo giovane, per età, per esperienza, per soldi e per conoscenze, e ci piace così.