Il nome è una garanzia, è uno di quei biglietti da visita che raramente si lasciano abbandonati sul tavolo della cucina. Meglio conservarlo gelosamen

Il nome è una garanzia, è uno di quei biglietti da visita che raramente si lasciano abbandonati sul tavolo della cucina. Meglio conservarlo gelosamente l’indirizzo di questi primitivi del rock’n’roll, all’occorrenza sono pronti ad illuminare ogni festa o party pirata. Ma è all’oggi che dobbiamo guardare, fiduciosi. Pur mantenendo saldi i piedi nell’attualità i Primati raccontano tra mille sfumature la storia di un rock viscerale, stradaiolo, mai edulcorato. E’ una storia lunghissima, fatta di morti e rinascite, speculazioni ed invenzioni. Un lungo tragitto che dall’ r&b pregno dei fondamenti rock’n’roll e viceversa ci accompagna all’epopea proto-garage, cavalcando poi l’onda lunga dell’hardcore americano (quello senz’altro più evoluto) e addirittura del cow-punk.

‘We jam econo’, proprio come lo slogan che fu dei Minutemen, guida non solo spirituale, ma presenza costante nella musica dei quattro che decidono addirittura di chiudere in bellezza con un bucolico rifacimento di Bomber dei Motorhead, che miracolosamente si tramuta in una outtake dei Firehose (l’altra gang con Mike Watt e George Hurley). Ruvidezza, ma anche maestria nel contenere gli elementi. Quelle dei Primati sono staffilate dirette, che conservano il domicilio nella ‘cantina ideale’ , ed appaiono così concrete e credibili nell’innocua modernità della musica liquida. Grande purezza, mai esasperata peraltro, ed una proprietà di linguaggio che consente ai nostri di giocare con quella Guilty di Randy Newman (già rivista con il giusto piglio dai Blues Brothers) come di esplodere una pallottola d’argento in Togliazzi, che avrebbe giusto fatto invidia ai redivivi Death (quelli neri di Detroit).

I Primati sono pronti. Per alcuni di loro la storia non è affatto trascurabile, dietro alla fantasmagorica sigla ci celano infatti membri di Brutopop ed Assalti Frontali. Sono abituati alla vita frugale e quando serve vanno ad acqua e pizza bianca. Dopo tanto viaggiare hanno imparato a cavarsela da soli. Hanno raccolto per strada le loro storie allucinate e le voci di personaggi ambigui e marginali. Vengono da lontano, dall’età elettrica, dal sottosuolo in cui si muovono sicuri. Dirty basic rock ‘n’ roll per ridere in faccia alla cosiddetta vita civile che regna in superficie. E siccome sono dei gran signori, la porta del loro degenerate party è sempre aperta.