Radical Kitsch
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Descrizione a cura della band

“Limo” sfugge volontariamente le definizioni. Un album maturo che sceglie di intrecciare generi
contrastanti. A partire dal titolo, riferimento al Limo dantesco che accoglieva gli accidiosi
nell’Inferno, simbolo di quell’intrinseca e contemporanea negligenza esistenziale che costituisce
il mood sotteso a molti brani del disco. E ancora il Limo come il materiale trasportato dai fiumi,
metafora di una memoria che sedimenta e orienta ai margini dello scorrere principale degli
eventi. Un lavoro “aperto” e pluristilistico che i Radical Kitsch, alias Conforti (voce e autore di
testi e melodie), Francesco Capriello (piano, tastiere già dei Bungt Bangt), Gianluca Capurro
(chitarre) sviluppano attingendo a registri letterari e improvvisamente dissacranti, ispirazioni
poetiche e pause prosaiche. Imperanti, le suggestioni nostalgiche, in particolare nel singolo
“Demodé” sospeso, nonostante le velleità rock, tra la comicità retrò di Ettore Petrolini e la
classicità “in frac” di Modugno. “Limo”, oltre la pluralità di ispirazioni, ha una costante: è
attraversato da un’ironia disillusa e sarcastica. Canzoni costruite come sfoghi esasperati o
raffigurazioni lucide della realtà. Succede nell’orecchiabile “Ma quanta ipocrisia”, surreale
racconto di un anarchico che si abbandona al gesto estremo di defecare pubblicamente, in
protesta contro i paradossi del mondo universitario e del lavoro. E ancora, in “Mario col
metano” che con atmosfere rocksteady riprende la ripida discesa di un giovane
metalmeccanico, vittima dell’assenza di prospettive e futuro. Impreziosisce il brano il solo di
Daniele Sepe. Il disco vanta la partecipazione del mitico Eddie Kramer, guru di Woodstock,
(fonico di Jimmy Hendrix, Led zeppelin, Rolling Stones, David Bowie) che a sorpresa accetta di
mixare due canzoni dell’album segnando una prima storica collaborazione con la musica
italiana e valorizzando un disco che ha iniziato a farsi strada ancor prima di essere chiuso. La
sua “mano” si percepisce nei brani “La teoria della razza”, ballad psichedelica sul non senso, e
“Hoplà”, storia di un funambolo attratto dal vuoto strutturata come una sceneggiatura. E le
avventure di un gladiatore dei nostri giorni che mostra il dito medio e spara sui colletti bianchi
dopo aver cercato in tutti i modi di essere uno di loro: “Spartacus” realizzato con gli originali
strumenti ottenuti da oggetti riciclati di Capone e Bungt Bangt. Dieci tracce per un interessante
e originale concept album che gli artisti segnalano nella bio come un “disco infernale”, una
saga singolare di “anime perse la cui condanna consiste nell’assistere al dissolversi del proprio
io impotente nei casi del mondo”.
Dal vivo i Radical Kitsch si esibiscono con Mario Sposito (basso), e Irene Forcillo (cori) e Ciro
Iovine (batteria).

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