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Descrizione

Fin dall'epoca del rock-steady iniziarono ad uscire, in Giamaica, sul lato B dei 45 giri le versioni
strumentali dei brani registrati sulla facciata A. Negli studi di registrazione la parte strumentale
veniva riarrangiata completamente: il ritmo rallentava, gli strumenti melodici (tastiere e fiati)
affioravano soltanto, in un tappeto sonoro dove il basso e la batteria facevano da padroni. La
musica così creata prese il nome di dub, da double (nel senso di doppia versione di uno stesso
brano).

The Dub Club utilizza la stessa formula; la prima metà del disco è in puro stile RasteR, con brani
arrangiati con strofe e ritornelli, così come la cultura musicale italiana impone, mentre la
seconda metà viene affidata a Vlastur, il quale stravolge e ri-arrangia i pezzi mescolando il suono con atmosfere provenienti dalla Grecia, la porta fra oriente ed occidente.

Credits

Tracks 1-5 produced by Paolo "Pablo" D'Urso
Tracks 6-10 produced by Vlastur
Management by Big Up - www.bigup.it
Press agency by Lunatik - www.lunatik.it

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