20/05/2009

In un'atmosfera malsana, maleodorante, lugubre e umida, gli Elettrofandango ti costringono a fare i conti con il peccato. Con la perversione. Con il vizio. Con l'odio e con il disgusto. Dalle acque stagnati di una Venezia di inizio secolo inizia il viaggio nel mondo del male ("Caino e ferro"). Come un'escrescenza virulenta che si infiamma man mano, le corde toccate dagli Elettrofandango – veneti come Il Teatro degli Orrori, sulla cui scia si inseriscono alla perfezione – sono dapprima quelle della negazione, della sconfitta, fino a quelle dell'oblio. Non c'è perdono per l'uomo. Nessuna luce oltre il buio. Non c'è via di fuga, né redenzione.

Feroci nei testi. Impetuosi e pieni nei suoni. Con un fare che rimanda alle opere teatrali più cupe ed ermetiche, si accostano a chi in Italia ha già fatto propria tale vicinanza fra rappresentazione scenica e musica: Teatro degli Orrori e Vinicio Capossela su tutti. Gli Elettrofandango sono molto italiani: sono new wave, sono rock e blues. Sono italiani nel loro essere new wave, marci nel loro essere blues e violenti nel rock. Ricalcano le angoscie Birthday Party del Nick Cave delle origini, quello più dissacrante. Celebrano il rifiuto sociale dell'ebbro "Sono pieno fino all'orlo, mi accanisco sulla gente. Cresta alta e petto in fuori tanto non mi fotte niente. Sputo e sparo! Urlo e sento! Mento beffo e sono il meglio! Sommo del mio ego, tengo il mondo in pugno" ("Formamentis"). Celebrano il rifiuto. Celebrano il vizio. L'alcool come liquido vitale. La perversione sessuale. C'è pure Remo Remotti, che sputa carnalità in "Confessioni di un vecchio sporcaccione": uno dei pezzi più belli in assoluto.

"In quanto già peccato" è un viaggio dantesco in chiave moderna, dove gli Elettrofandango ci guidano a bracetto ora con Remotti, ora con Bukowski, fino ad arrivare a Mefistofele. Davvero grandi nel loro essere crudi e dissacranti.

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La recensione Elettrofandango - Recensione - In Quanto Già Peccato di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

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