Carmen Consoli Elettra 2009 -

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Per me l'inverno arriva solitamente sulle note polverose e asfaltate di voci post-rock, i loro fruscii e le loro apparizioni bisbigliate, la neve che crea coltri di silenzi, e materiale isolante. Ma quest'anno ho dovuto cambiare registro.

Mi aspetta il nuovo album di Carmen Consoli. Non mi è mai piaciuta particolarmente, ma ho sentito invece alcune sue interviste da cui si effonde raggiante il suo carattere ironico e ribelle, tutt'altro rispetto all'immagine di mille violini e parioli romani che viene spontanea a forza di collegarla con il suo singolo più famoso.

Il nuovo disco si chiama "Elettra" e fa esplodere i blocchi di ghiaccio da dentro. Parla d'amore, l'amore fraterno, paterno, incestuoso, venduto, pagato, morto, falso e resuscitato. Come recita "Ventunodieciduemilatrenta": "Brindiamo all'amore materno, carnale, filiale, promiscuo, fedele e spirituale".

C'è la storia di una prostituta, quella di uno zio stupratore, storie di distanze, di odi e di dimenticanze. Si parla di un paese, l'Italia, che non ha più voglia di conoscere e di stringere nuove mani, l'Italia che ha dimenticato da dove arriva, l'Italia che non ha più intenzione di scoprire la sua diversità e ricchezza.

La cantatessa invece con le sue stesse canzoni rivive le radici. Nella canzone "A finestra" in catanese, irresistibile, un giullare invita Carmen in una tarantella rocambolesca. In "Mio zio" c'è un funerale, con le donne vestite di nero, in cui la protagonista si presenta con un rossetto rosso, storia di scandali e ipocrisie. C'è un inverno che arriva, c'è una riflessione sulla morte e sulla rinascita, il dolore e l'auspicato avvento di una nuova nomenclatura dei sentimenti. C'è un volo orientaleggiante che si alza insieme al conterraneo Franco Battiato dai giardini "di zagare e gelsomini".

C'è l'amarezza di toni bassi e contratti. Una separazione da affrontare. Nuove abitudini da rimodellare, piccoli esercizi per rimanere ancorati a sé stessi.

Piccole parabole, chiacchiere e storie che riempiono. Anche quando fuori piove. Carmen riempe le stanze, siano esse colpite dal lutto o fiorite a festa.

I suoi toni si appendono malinconici, si fanno amari, e poi all'improvviso rilanciano la sfida. Si alzano, cercano nuvole più in alto della nebbia e della neve, anche in Sicilia, diventano gioia, rabbia, sguaiatezza. Si danno senza più àncore.

Con questo album, Carmen Consoli ha composto e cantato le canzoni come voleva. Idea e realizzazione coincidono, sarà merito dell'esperienza, e dell'urgenza di comunicare. In questo album Carmen diventa – forse grazie alla promessa sigillata con il padre - quasi profeticamente destinata ad amare attraverso la musica. Arrangiamenti classici e popolari, Carmen amante degli strumenti artigianali siciliani aveva costruito con il padre, noto chitarrista, delle percussioni uniche al mondo.

E la Sicilia si fa terra di odissee, piccola roccia su cui si abbatte l'impetuosità dei viaggi solitari. Ed "Elettra" una danza a cui è difficile rimanere indifferenti, se si ascolta fino in fondo.

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La recensione Elettra di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2010-02-09 00:00:00

COMMENTI (5)

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  • pons 11 anni Rispondi

    Le canzoni sono belle, dopo qualche ascolto trovo che ingrani bene... poi, sarà perchè in fondo son siculo anche io, ma "A finestra" mi piace un casino.

  • quid 11 anni Rispondi

    al primo ascolto mi era sembrato parecchio noioso... riascolterò! :)

  • faustiko 11 anni Rispondi

    ...ma quindi mi state dicendo che la Consoli é tornata in sé?!? :[

  • skeggia 11 anni Rispondi

    Brava Claudia..credo sia un disco bellissimo, raccontarlo non era facile.

  • nickwire 11 anni Rispondi

    Bellissimo disco, bellissima recensione. Purtroppo e stranamente questo disco non è molto amato dai fan.