05/01/2010

Una dinamite. Come ricevere un secchio d'acqua o una torta in faccia: si rimane spiazzati e si riparte senza fiato. Due chitarre e una grancassa a sonagli a tenere il tempo, una scrittura "urticante" che risucchia l'ironia nera di Fred Buscaglione e il furore vocale degli urlatori italiani ma soprattutto del loro progenitore: Ghigo Agosti con tanto di Arrabbiati fedeli al seguito. Quello de Il Pan del Diavolo è un esordio famelico, che ronza di elettricità, è vorace nel digerire influenze illustri e abile nel restituire "una bomba nel cuore che fra poco esplode". Per farsi travolgere dal clima musicale di "Sono all'Osso" dovete essere pronti a fare un salto temporale, dritti fino al 1957 al Palazzo di Ghiaccio di Milano, mentre le ginocchia si dimenano fra gonne a palloncino e giacchette d'ordinanza e il Paese saluta il primo vero Festival del rock'r roll italiano: il Trofeo Oransoda; perché il cantato progressivamente urgente di Pietro Alessandro Alosi e il cannibalismo chitarristico di Gianluca Bartolo portano proprio quel marchio di fabbrica.

Folk'n roll alla nitroglicerina. Hanno un tiro incredibile, un mix di sfrontatezza e granata punk palermitana, un happy riot per canzoni benpensanti e musica che non vuole posare ancora e ormeggi in porti dozzinali. Sferzanti, sorretti da robuste linee melodiche, un passo per nulla strascicato, infarciti di un vasto catalogo di ispirazioni che sono ibrido fra spruzzate di blues, alt-folk con armonie acide, baldanzoso rockabilly ("Bomba nel cuore" con gli incendiari Zen Circus) e su tutto un uso virtuoso degli strumenti, che fanno di questo lavoro un ritorno all'essenzialità del rock prima maniera, una scarnificazione del corpo attraverso suoni e parola, per rigenerare nervi, ossa. Tirano fuori da sotto il bavero di una giacchetta lisa un disco dal passo concitato, che ti prende per i capelli tanto vuole essere ascoltato. Graffiano a sangue, mandano letteralmente in orbita quando sfogliando le pagine dei brani, trovi personaggi in stile "Roberto il Maledetto" (presente sul primo ep): naso, gambe, smorfie che si muovono tra vita e nevrosi. Tra le pagine di "Sono all'Osso" c'è l'inno di accidia generazionale di "Università", il canto alla Luna di "Blu Laguna", la maledizione rossa di "Centauro", il prurito da curare "quando voglio fare tutto ma tutto non si può fare" di "Farà cadere lei". La poetica è dissacrante, i ritratti non si fanno accalappiare e tra ghigni, tic e luoghi comuni del tempo, ti parlano in modo antiaccademico e ruvido, di un'apertura per nulla pacificata verso il mondo d'intorno.

Indubbia è l'abilità compositiva, il mood sanguigno che dà cifra personale alla band palermitana e che si ritrova in dosi consistenti in questa prima uscita. Non del tutto convincente appare invece la produzione che leviga - e non di poco in alcuni episodi - la carnalità dei loro umori musicali. Infine è poco chiara, e non proprio indovinata, la scelta di non inserire in questo lp nessuna della quattro tracce che avevano così infiammato il loro ep d'esordio; apprezzato e conosciuto certamente dagli addetti ai lavori ma ancora poco familiare al largo pubblico. Puntualizzazioni doverose per un lavoro in cui lo spessore dell'ispirazione è però certamente elevato e attesta con assoluta certezza Il Pan del Diavolo, come una delle migliori nuove band del panorama indipendente, da tenere molto più che sott'occhio in questo 2010.

Commenti (37)

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  • Valves 11/04/2010 ore 20:41 @valves

    una bomba

  • Giulio Pons 13/08/2010 ore 23:56 @pons

    Bello!

  • Lambo Lambolambo 05/11/2010 ore 17:24 @lambo

    grandissimi!:][:

  • daniele 08/05/2011 ore 08:55 @birramaori

    bravissimi senza ombra di dubbio

  • Marco Biasio 07/07/2011 ore 19:12 @bisius

    Un po' troppo "all'osso" per i miei gusti, ma comunque bravi.

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