26/02/2010

Hai visto quel buco celeste che spunta tra le nuvole e le cime di neve, quell'alito di primavera che ancora non riesce a prender piede, e se potessi infilarci la mano toccheresti il limite del tuo universo, sembra così. L'hai visto? E allora fermati lì e provaci, supera la tensione muscolare e vai di slancio ad abbracciare la morbidezza del momento, perché non capita spesso. Con la macchina ferma sul ciglio della strada, quella strada tutte curve che osserva comprensiva la tua solitudine, ti lasci andare sulle note di "Merry christmas, baby", e il tempo si allenta, lo sguardo si perde, il passato ritorna. Perché la malinconia non è poi così dannosa, e la bellezza è semplice, la musica deliziosa e sottile. La luce aumenta e scalda, il raccoglimento è tiepido ma odora ancora di brina, ci vuole poco a capire che in fondo non c'è differenza tra la tua cameretta e lo spazio infinito, se il mood è quello giusto. "Silent night" apre a panorami luminosissimi e nuovi, soffici di chimica burrosa, la calma inquietudine da carillon di "Come on ring those bells" è un ricamo leggerissimo, "Joy to the world" una pacifica carrellata di lenti fotogrammi in bianco, tanto bianco, e nero solo a tratteggiare di docile china i contorni. Ogni brano è un delicato mosaico di candore, gocce di elettronica e tinte impalpabili, talco e respiro, stupore di bimbo e ricordi di quello stupore. Questo non è un disco di natale, e nemmeno l'ennesima uscita gratuita dell'iperprolifico Alessio Natalizia, lui che a piccoli passi sta conquistando il mondo. E' il meraviglioso sottofondo che distende i margini di quel buco celeste e accompagna la tua mano a sfiorare il limite del tuo universo.

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La recensione Banjo Or Freakout - Recensione - XA di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

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