Baustelle I Mistici dell'Occidente 2010 - Pop

Disco della settimanaI Mistici dell'Occidente precedente precedente

La polemica, lo snobismo e l'accanimento, sono nella loro splendida gratuità il cliché più ficcante del musicofilo italiano medio, e si trasformano in vero e proprio sport da salutisti quando si parla dei Baustelle. Se da una parte è un dovere quasi morale contrastare certe pratiche distruttive che di critico invero hanno ben poco, dall'altra però a volte è altrettanto doveroso azzardarsi a prendere certe posizioni, perché (anche se dirlo costa qualche sacrificio) "I Mistici dell'Occidente" è un disco che soffre di tante pecche: in primis, la ripetitività delle soluzioni melodiche e armoniche (insomma, va bene l'ispirazione, ma l'apertura de "Gli Spietati" è puro plagio dei Rokes di "Che colpa abbiamo noi"; va bene anche avere una propria cifra stilistica ma il ritornello è davvero troppo simile a "Piangi Roma", che a sua volta era stata scritta sul calco de "L'Aeroplano", e così via).

Volendo continuare, si potrebbe anche parlare di come questo disco sia estremamente pesante e abbondante, monocorde e quasi claustrofobico: a partire dagli arrangiamenti e dalle orchestrazioni gonfiate al limite (la ricchezza è quasi sempre un valore aggiunto, vero, ma è anche bene capire quando diventa troppa, e bisogna anche avere il buon gusto per capire che mettere le campane in quasi tutti i pezzi non è esattamente elegante, così come inserire cori da stadio o da valchirie wagneriane), alla super produzione che regala suoni pulitissimi, ma anche forse un noioso appiattimento, alla tendenza generale al rallentamento esasperato del cantato che sembra mimare filastrocche al rallentatore e costringe un Bianconi mai così lemme a parole e sillabe sincopate fino allo spasmo, fino a far sembrare il tutto una fittizia recitazione. I testi, svuotatisi della prospettiva pseudo-sociale sulla quale era incentrato "Amen" e che tutto sommato funzionavano, diventano roboanti e pretenziose frasi ad effetto (ci salveremo disprezzando la realtà, e questo mucchio di coglioni sparirà!) in pieno stile baustelliano, cariche di tutto quell'immaginario maudit di provincia italiana, un po' divertente un po' patetico, a cui il gruppo ci ha abituato fin dai primissimi anni della sua carriera.

Insomma, volendo si potrebbe stare lì a sperticarsi di critiche, faziose od obiettive che siano, ma la verità è che se nel 2010 possiamo usare l'aggettivo baustelliano, qualcosa vorrà dire. Il gruppo toscano è uno dei più controversi e contraddittori dell'ultimo decennio di musica italiana, e trovo quindi sinceramente impossibile schierarsi da una parte o l'altra; trovo invece abbastanza semplice dire che nonostante tutto, un pop così ben scritto, arrangiato e prodotto non si sente in Italia da un bel po', e che le ballate di questo disco splendono talvolta di un fascino e di una poetica talmente fini da compiacersene al solo ascoltarle ("Follonica" è un bell'esempio, ma anche "Il sottoscritto" è Pura e Cristallina Canzone Italiana); ancora, alcune canzoni hanno una trama così perfetta e maliziosa (o paracula, se me lo concedete) che alla fine non te ne importa niente se è sempre la solita da anni, puoi anche lamentarti, vergognarti o indignarti, ma la verità è che Bianconi te l'ha fatta un'altra volta. Anche se per cantarle bisogna mettersi in posa ed evitare di prendersi sul serio, le parole di questo disco sono talmente ben pronunciate (qualcosa che al giorno d'oggi si è completamente dimenticato come valore musicale aggiunto, relegato a esercizio demodé) e ben fedeli alla metrica che si fanno cantare da sole senza sforzi, e funzionano benissimo nella tua cameretta come a Radio Deejay, al Festivalbar come al Premio Tenco, sulla bocca di tua madre e su quella del tuo migliore amico. La verità, insomma, è che i Baustelle hanno scritto un altro bellissimo disco.

---
La recensione I Mistici dell'Occidente di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2010-03-04 00:00:00

COMMENTI (25)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia
  • thelie 10 anni Rispondi

    forse ultimamente non sei andato a vedere un loro live
    se no ti accorgeresti della cavolata che hai scritto.

  • utente47448 11 anni Rispondi

    Il loro migliore album !

  • alessiomazza 11 anni Rispondi

    CANE !!!!!.....se lui dal vivo non abbaiasse......forse varrebbe la pena discutere di questo e degli altri dischi.....ma purtroppo...

  • rickhool 11 anni Rispondi

    bella Nur, la recensione mi piace molto! Ma Bianconi continua a farmi senso anche senza aver ascoltato il disco! Ciaoo

    rico

  • faustiko 11 anni Rispondi

    ...ma il mondo o l'Italia? :[

  • humanature 11 anni Rispondi

    clap clap
    pure da me !

  • debaser 11 anni Rispondi

    D'accordissimo.
    pero' I mistici e' un disco davvero mal riuscito.
    si rifaranno con il prossimo, io aspetto fiducioso.


  • sonicdoubt 11 anni Rispondi

    nur brava come sempre.
    un album che non ha la pretesa di voler colpire o chissà che, però di sicuro non è brutto.

  • re 11 anni Rispondi

    Beh, l'ha scritta Bianconi, quella canzone.
    "I Mistici dell'Occidente" è un altro grandissimo disco, e il fatto che i Baustelle riempiano i palazzetti e siano in Top Ten e abbiano un sacco di adolescenti ai loro concerti è solamente BELLISSIMO. Poi, ovvio che dove c'è tanta gente aumenta la possibilità di trovare tre bimbeminkia. Ma è il r'n'r, ragazzi. Odio la musica che VUOLE stare nei ghetti, odio i fans che VOGLIONO che questo o quell'artista che gli piace NON abbia successo. Vaffanculo. Il mondo cambia solo quando certe cose arrivano alle masse, anche se queste non capiscono fino in fondo, se perdono qualcosa del messaggio, se interpretano male. Ma il mondo (un po') cambia. Vaffanculo ai giacobini. Vaffanculo. Di cuore, eh. Alla grande.

  • fekkia 11 anni Rispondi

    @vanabass:

    bella e fatidica domanda

    ieri alla radio passavano "la mangiatrice di uomini"; io sovrappensiero ho canticchiato tutta la canzone, e nella mia testa - giuro - erano i baustelle, poi un quarto d'ora dopo ho realizzato che era paola turci