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RECENSIONE
17/01/2000 di Enrico Rigolin

Voglio esser chiaro, sin dall'inizio: GRANDE Tolo Marton.

Iniziamo tutti col metter via i campionatori, le vittorie ai concorsi locali e non, le facce cazzute da rocker 20enne o poco più: Signori miei, qui si parla di classe. Di passione.

Potrei elogiare Tolo dicendovi di un signore che suona indifferentemente blues, rock o persino country e sfoggia una slide da capogiro; di un signore veneto che se ne va a Seattle e non per un pellegrinaggio a casa Cobain, ma per partecipare a inizio '98 al concorso "Voodoo Chile Award" organizzato dalla famiglia Henrdix; potrei dirvi di 13 brani registrati fra Treviso e Austin, Texas, fra cui una rilettura curiosa e coraggiosa di All along the Wathctower di Dylan: 3 semplici accordi - direte voi - e invece vi sfido a inventarvi un arrangiamento simile; se non bastasse c'è anche una versione di Pali Gap di sua Santità Jimy.

Il resto, è tutta farina del sacco dello stesso Marton, pura merce di prima scelta, come la lenta e jazzata Sleepless o l'omaggio wah-wah a Hendrix (Univibe), e se poc'anzi si nominava il bottleneck, d'obbligo è citare la vorticosa corsa country del treno di One more train, nelle altre songs, trame semplici, ma arricchite con un gran bel tocco, con le note giuste e dannatamente (ciò che conta) vissute, sentite.

Il "guitar hero" l'abbiamo qui a 2 passi, cerchiamo di vedercelo dal vivo, invece di farci schiacciare a morte (e pagando) contro una transenna per sbirciare le legnose dita inchiodate del freddissimo Kim Thayil dei Soundgarden (esperienza personale); ma non pensiate che Tolo si abbandoni allo sfoggio di chili di pentatoniche e virtuosismi vari: Colours and notes è anzitutto un album di canzoni, prodotto dallo stesso Marton e suonato (repetita juvant) come solo un maestro sa fare. I musicisti coinvolti sono stranieri, e mi si lasci menzionare la comparsa, in "Wellcome to America " in particolare, di tale Ponty Bone all'accordion: uno strumento che sprizza feeling, che non so come, ma ti si infila dritto nel cuore, sia che compaia in una ballata di Vinicio Capossela, sia che accompagni il buon Tolo e la sua chitarra.

E poi, che diamine, dicevo, si parla di classe, di passione, una passione vera e profonda: Tolo Marton suona da una vita, dove saremo noi a 40 e passa anni? A sbirciare articoli musicali in rete, a suonare ancora il nostro disagio (non più) giovanile? Ne dubito.

Tolo è ancora lì, imperterrito, e ci presenta il suo nuovo lavoro. Giù il cappello.

Tracklist

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