Fat Freddie's This is muttcore 2001 - Punk, Hardcore

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Non è lo schianto duro dell'ascolto hardcore l'esperienza che si vive mettendo su questo cd: qualcosa di più spensierato (e meno variegato) caratterizza i ritmi frenetici del punk di questa band pugliese che, probabilmente, e a ragione, corregge la propria autodefinizione di genere in "muttcore". I Fat Freddie's nascono a Lecce, nel settembre 1997, da un'idea di Pepe e Checco (rispettivamente batterista e chitarrista) che assieme a Rico (chitarrista metamorfizzato in bassista d'occasione) mettono in piedi il progetto Munchies, figlio del loro ascoltare Nirvana e Green Day. L'arrivo di Michele e della sua guitar trasformano il gruppo negli itineranti Noise-Pushers, in giro per scuole, università, manifestazioni artistiche. L'influenza di Guttermouth e Lagwagon man mano modellano il loro esprimersi, fino ad approdare alla forma odierna, per l'appunto quella dei Fat Freddie's, e due demo-cd. Il primo ("...at last we recorded") è del 1999, l’ultimo risalente a dicembre 2000. "Donna di mondo" è il brano che apre il lavoro: una chitarra distorta inizia, batteria rapida segue: il ritmo insistente/veloce-snervante, prerogativa dell'hardcore punk, percorre il pezzo nella sua interezza. In "Straight ahead", oltre ai coretti che sembrano un pò prendere in giro la canzonetta italiana anni sessanta, piuttosto che far parte della tradizione ‘brutti-sporchi-cattivi’, compaiono gli elementi ska-punk che incidono a piena tinta sulla resa del disco nel suo insieme e sulla traccia a seguire ("Prendila così"), forse quella destinata a restare più impressa dal primo ascolto. C'è molto dei NOFX, dei Rancid e delle band new-punk affini meno fortunate.

L'apporto dei NOFX di "Heavy petting zoo", e tutti i cloni a seguire (molto meno quello dei Green Day), resta sia in "Song you're jailed for" che in "This is muttcore", pezzo di chiusura se passasse inosservata la ghost-track (probabilmente uno sfogo da stress da saletta) che ricalca il motivetto del can-can con qualità di registrazione modello walkman (molto punk) e qualcosa di simile ai gorgheggi di un Johnny Rotten semi-ubriaco (nelle tracce fantasma ci si può permettere questo e altro).

Sarebbe bello avere qualcosi di più personale che uno stato intermedio delle evoluzioni avute attorno al punk dai tempi di Vicious e compagni all'inutile (tranne che per l'etichetta che l'ha prodotto) esperienza di "Enema of the state", ma nel complesso "This is muttcore" sembra essere molto divertente pur essendo destinato probabilmente ad un ascolto abbastanza limitato nel tempo.

Staremo a vedere (con un certo interesse, confesso) i prossimi sviluppi, augurandoci l'apertura a sperimentazioni più soggettive; poi chissà, magari Karl Valentin aveva ragione: "Tutto e' già stato detto ma non da tutti".

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La recensione This is muttcore di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-09-23 00:00:00

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