12/04/2013

Dopo due prime prove non così fulminanti, i cesenati Pater Nembrot provano a rilanciarsi e lo fanno abbandonando il cantato in italiano per un terzo album dal respiro più internazionale. Subito la testa a Seattle con l’opener “The Weaner”, un’ipnotica cavalcata heavy dal sapore sludge proprio come predicavano gli Alice In Chains negli anni di “Dirt”. Quella grunge però è solamente una delle chiavi di lettura suggerite da “Sequoia Seeds”: c’è anche tanto dei Black Sabbath e dei Kyuss in queste canzoni, c’è lo stoner psichedelico di “No Man’s Land”, il richiamo all’hard-rock anni ’70 di “Ratla Kim”, l’elaborata semi-ballata acustica “Awakening With Curiosity”.

Con le loro armonie ricercate le chitarre rivelano una certa inclinazione per divagazioni progressive. Non a caso si segnala la collaborazione con un grande del genere Enzo Vita, fondatore de Il Rovescio della Medaglia. Un po’ troppo uniforme invece lo stile del cantante, le cui doti espressive affiorano solo in parte nella pacata “Sequoia”. Queste le caratteristiche principali di un disco equilibrato per quanto a tratti ancora poco personale. A conti fatti i Pater Nembrot sono come i protagonisti di una storia già interpretata da altri in passato. La buona notizia è che il loro può essere considerato un remake ben riuscito.

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