14/03/2011

Meno glockenspiel e xilofoni, più spessore e pop che spacca. Perché il nuovo disco degli Annie Hall, "Annies", è un disco pop, dalla A alla Z. Quello da dizionario di musica, per intenderci, non certo quello di Britney Spears. Un album di fotografie pop che dagli anni '60 si sfoglia che è un piacere, fino alla musica dell'altro ieri. Un tributo ai Velvet Underground, ai Beatles, ai Pink Floyd e agli Annie Hall. Un bel disco, con più carne a fuoco del solito. Con una traccia da un minuto e un'altra da cinque, senza il fastidio dello stacco.

Uno dei temi di fondo sembra essere quello della "valigia", della "fuga", delle cose nascoste da tenere per sé. "Non c'è modo di farli andare via – canta Fabio in "Beautiful Mind"– Non so che fare". Poi uno se la aggiusta a modo suo: senti le voci e stai impazzendo? Sei lì, "waiting for your man" e vedi polizia intorno? O sei perseguitato da una storia d'amore che si è già schiantata a terra? Fatto sta che gli Annie Hall, nonostante l'inglese e canzoni che possono essere assimilate a quel filone indie pop che farebbe di tutto pur di rimanere nascosto nella sua nicchia, dicono qualcosa. Non cantano parole a caso, né spacciano per ermetici testi che, spesso, vengono messi come riempitivi di più importanti sperimentazioni musicali o manipolazioni di aggeggini elettronici e drum machine. Tutte cose che anche loro infilano qua e là, ma in maniera sapiente e con una semantica delle liriche che li segue, o almeno ci prova, passo passo.

E magari tra qualche mese ci troviamo un pezzo come "Meaningless" a fare da sottofondo a qualche altro spot di telefonia o di qualcuno che cucina la stessa pasta a distanza. Con un velo di malinconia e di ovatta che dà il giusto impianto lo-fi a certi pezzi, "Annies" ha assoldato più chitarre estrose e versatili, e pezzi come "Shooting star" o "Homestead" (flash strumentale che tra onde del mare e fisarmonica sarebbe perfetto per i saluti al sole dello yoga) divide un po' il disco in due parti. E questa seconda sembra più scura, graffiante, psichedelica, con "Airstrip Zero" che è una grande canzone, completa nell'assemblare ispirazioni progressive. In chiusura, una ballatina più allegra con accenni di country e folk ("Merry-go-round") e "Grand Avenue", che è un piatto unico in cui ci si gioca tutto. Tutte le carte messe sul tavolo fino ad ora.

Certo, gli ascolti del passato e le influenze si sentono. E parecchio. Ma ciò non toglie bellezza all'album, che rimane compatto e con dieci tracce che incuriosiscono. E danno l'idea di avere a che fare con una band finalmente completa, capace di fare tante cose insieme senza smarrire la propria identità.

Commenti (12)

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  • Supersonic18 27/02/2011 ore 17:57 @supersonic18

    Bravi!

  • Pain 27/02/2011 ore 23:18 @pain

    Bel bel disco! u.u

  • stefno 01/03/2011 ore 15:05 @stefno

    Bello!:)

  • T.U.P. Studio 02/03/2011 ore 22:52 @tupstudio

    Squadrone!

  • Marcos 15/03/2011 ore 12:11 @marcos

    Bravi!

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