23/04/2012

Questo precario equilibrio tra afa e temporali si spezzerà inevitabilmente, e allora conviene rifugiarsi in qualche ascolto che ci accompagni nell’attesa di una più stabile quiete. Mi ricordavo dei Dorothi Vulgar Questions, ma li ricordavo diversi: oscuri paladini della new wave, instancabili sostenitori di suoni anni ottanta, un gruppo con tanti riferimenti, ma con una visione omogenea delle proprie idee.

Ora, con “Against Myself”, siamo di fronte a una band dai connotati nettamente differenti: rock, tanto rock, riffoni di chitarra e batteria montante, e pure le ballate (“Against Myself”, “In Your Bedroom”) sono classici slowrock. Solo in poche occasioni ci si allontana verso il passato, e lì le cose funzionano decisamente meglio: prendi l’asciuttezza di “Winter Light”, o “Staying alive”, questi sono i Dorothi che apprezzo di più, nonostante l’onnipresente electric guitar che io avrei preferito più misurata.

L’unica nota dolce è “Keep Away From Me”, davvero molto bella e vicina alle atmosfere degli Echo & The Bunnymen. In definitiva, un album vario che mostra molteplici anime, tanti alti e bassi, e tiene ben nascosta la personalità della band che si muove tra un genere e l’altro senza permettere a chi ascolta di farsi un’idea. Così, cito i Massimo Volume e consiglio vivamente di “Mettere la freccia, prendere una direzione, un’uscita qualsiasi”. Sarà decisamente meglio.

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La recensione Dorothi Vulgar Questions - Recensione - Against Myself di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

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