DJ Gruff Phonogruff 2011 -

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Dj Gruff è uno dei grandi vecchi dell'hip hop italiano, di cui continua ad essere uno dei punti di riferimento nonostante la scena sia sempre più vasta e variegata e complessa. Nel suo curriculum vitae troviamo non solo act seminali come Radical Stuff, Isola Posse, Sangue Misto, Alien Army, ma anche un tot di altre incarnazioni più o meno laterali, per non parlare poi di una discografia praticamente sterminata. "Phonogruff" è il suo ultimo – e non intendo in ordine cronologico – disco rap. Io ne dubito, ma tant'è: così è stato annunciato.

La cosa grandiosa di Gruffetti è che lui è l'unico in Italia ad essere sia sardo che torinese, ma pure salentino, bolognese, napoletano e milanese. Canta e fa rap in qualsiasi cazzo di lingua/dialetto e risulta sempre credibile. "Croccante" è infatti una specie di canto a tenores con scratch e mandolino, che sul finire diventa pura tradizione sarda e sfuma in grande intensità sulla multitraccia vocale; "Tinnila a tutti" è invece una sorta di pizzica-r&b con tamburello suonato live e ritornello che è autentica gioia di vivere. E il bello è che non siamo di fronte al solito vecchio trucco del musicista "marcione-chic" col trip dell'etnomusicologia, qui c'è vero sincretismo culturale, qui l'hip hop diventa DAVVERO italiano: Oristano-NYC. Sul fronte dello street-rap, invece, c'è un pezzo divertentissimo, "Gianni e Carlo", che, oltre a raccontare con squallido realismo l'accidia tipica di un certo tipo di addiction, diventa una sorta di ironica (ed amarissima) riflessione sulla vita, in un ecfrasi rap di grande impatto mimetico: sembra proprio di stare dentro quella stanza, si sente pure l'odore dell'immondizia abbandonata sull'uscio di casa.

Rispetto alle origini, il suo rap è andato via via radicalizzandosi verso una forma quasi toneless, tutta giocata su incastri a consonanza. In "Phonogruff" ovviamente c'è anche moltissimo scratch, e in questo senso è particolarmente interessante "La n e la l", quasi un trattato di fonetica applicata al turntablism. Degne di nota anche "La Siae", "Condividere i valori" e "La rivoluzione" - tratta dalla famosissima intervista di Mario Monicelli a "Rai per una notte", in pratica lunghi stralci di servizi televisivi remixati e riadattati in musica. Concludo citando le parole dello stesso Gruff: "Dopo 25 anni di rap onorato credo che sia arrivato il momento di smettere. Ringrazio tutte le persone che mi hanno supportato nel bene e nel male. Ricordo ogni urlo, ogni applauso, ogni approvazione e ogni disapprovazione. Resto con gli scratch dove ho ancora tutto da imparare: il mio tempo è iniziato screcciando e finirà screcciandoʼʼ. Lo aspettiamo al MI AMI.

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La recensione Phonogruff di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2011-05-27 00:00:00

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