< PRECEDENTE <
RECENSIONE
21/01/2002 di Carlo Porcaro

La storia artistica dei Bisca, band di culto che in 20 anni di carriera non è mai veramente esplosa (se si esclude la parentesi felice con un'altra band, i 99Posse), è esemplare di quanto valga la musica in Italia. Un gruppo che possegga qualità espressive e che abbia “qualcosa da dire” trova difficoltà ad arrivare al grande pubblico, un po’ perché non aspira ad arrivarci un po’ perché il mercato tende a realizzare solo prodotti che facciano vendere molto e subito. A meno che una band non venga etichettata come “antagonista” e quindi diventa anch’essa funzionale al sistema. Al quale, diciamolo con franchezza, serve Nek, cantore del disimpegno, ma servono anche i 99Posse che contestano la globalizzazione. Così c’è qualcuno che recita la parte del cattivo impegnato e viene soddisfatta anche quella fetta di mercato di alternativi che alla musica chiedono emozioni ma anche un contenuto, un messaggio sociale o politico che li elevi, li faccia sentire parte di una comunità pensante e che si occupa dei problemi del mondo.

I Bisca calcano i palchi da 20 anni, hanno realizzato 12 dischi e, parafrasando gli Afterhours, sono usciti vivi dagli anni ’80, epoca del vuoto etico ed ideologico. Ora il gruppo napoletano festeggia i vent’anni di carriera con “Questo non è lunico mondo possibile”, inno datato ma ancora attuale. La società, infatti, è cambiata ma di poco, fondamentalmente è sempre la stessa: sono scomparse le vecchie ‘categorie’ sociali ma chi rincorreva prima rincorre tuttora, chi veniva sfruttato prima, subisce la stessa sorte anche adesso seppur sotto forme diverse, più subliminali. Tutto ciò è stato “raccontato” in brani come “Odio”, “Sott’attacco dell’idiozia”, “La bomba intelligente”, “La lavatrice e il generale” sin dal lontano 1981 con una fusione di funk, punk, rock, sprazzi di jazz.

In questo doppio cd (che costa solo 30.000 lire) ci sono canzoni buon e meno buone, va detto: in passato il leader Sergio Maglietta ha ecceduto col sax, ora ha aggiustato il tiro, così come in precedenza i testi si configuravano troppo politici - se non politicizzati, ora i Bisca hanno scelto l’arma della poesia. Che sia la maturità del tempo trascorso? Ben venga se ciò consentirà al gruppo di fare maggiori proseliti.

Tra i 34 brani presenti, merita una nota particolare “Children ov baylon”, intensa ballata scritta da Zulù dei 99Posse e Raiss degli Almamegretta. Un vero gioiello che non conoscevo! E proprio di questi due gruppi citati i Bisca sono un po’ i padri. Un po’ come fu all’epoca per i Pixies e i Nirvana. Così va la storia della musica. Dipende tutto dal periodo storico, dalla sensibilità interiore, dalla fortuna, dalla mancanza di un “singolo” trainante. Ma forse questo sermone non devo farlo ai lettori di Rockit.

Commenti
    Aggiungi un commento:

    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati
    > PROSSIMA >