05/09/2011

Canzoni come mantra melodici. L'attitudine è quella giusta, l'esperienza pluriennale c'è e si sente, la freschezza dell'invenzione armonica è un valore inestimabile da non passare sotto silenzio. La delicata ispirazione di Alberto Arcangeli trova finalmente riparo, dopo una trepidante attesa, in una nuova creatura musicale, vivida e compiuta, dal raro equilibrio fra ricordo, confessione e narrazione romantica.

Nella più libera delle diffusioni possibili arriva "Pop Down The Rabbit Hole": ovvero come tradurre senza mezzi termini in canzoni la bellezza della musica, rigenerata da una produzione all'altezza delle aspettative. Dolci, leggeri come un tramonto che pacifica i sensi, i brani di questo disco suonano come uno se li immagina, sospesi in una bolla di sapone temporale, fra rintocchi notturni di piano e aperture beatlesiane. C'è un flusso confidenziale, un'estetica musicale di ottimo gusto, capace di passare indenne lungo i vortici del tempo e le architetture della moda. Cambiano di brano in brano le sfumature, ma non il sentiero maestro, che rimane un ineccepibile power pop, venato di paesaggi sonori psichedelici ed estatici e favolose malinconie.

Che non si dica che questo non è un bel disco: per la cura certosina dei suoni, gli arrangiamenti di millimetrica precisione, per una sezione ritmica che al bisogno prende le redini. Pura è la celebrazione della voce nella sua emozionale nudità: una timbrica cristallina e convincente che insieme ad una indubbia capacità autorale guida continuamente le danze. Non c'è un pezzo che si lascia preferire, perché non ve ne è uno che sia mal costruito, nessun elemento del disco è di troppo o fuori luogo. Il risultato è che si rimane impigliati nello scorrere dei minuti di questo album come nel mezzo di una palude romanzesca: apparentemente placida, in realtà cromaticamente favolosa e piena di sorprese.

L'ambizione in questo lavoro è decisamente proporzionale alla resa. Sono brani, questi, che scorrono come acqua fresca, Alberto Arcangeli ha da sempre il talento e la stoffa per entrare nel firmamento musicale italiano e non solo; e questo è il disco giusto per rendersene definitivamente conto.

Commenti (10)

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  • Fusoradio 22/07/2011 ore 11:56 @fusosonar

    c'è proprio piaciuto questo disco!!! se volete leggere come ce lo ha spiegato Alberto, qui ci sono le sue parole: http://indiepatici.blogspot.com/2011/07/alberto-arcangeli-pop-down-rabbit-hole.html

  • ivana cesaroni 22/07/2011 ore 16:05 @ice47

    Troppo belle perchè si possa smettere di ascoltarle!Proprio un bel disco!!![:

  • Inland Sea 23/07/2011 ore 14:58 @spadapaolo

    Signori, che disco, che meraviglia.

  • Alberto Arcangeli 06/09/2011 ore 14:55 @albertoarcangeli

    Prendo come spunto questa bellissima recensione, e i precedenti commenti, per citare e ringraziare chi ha collaborato a questo album (altrimenti gli avrei semplicemente scaricato le colpe), e cioé:

    Yani Martinelli, che con la sua voce e le sue idee (in collegamento da Madrid) mi ha risolto "hard games" e "winter leaves".

    Paolino Tomatis, voce e chitarra acustica in "border of nowhere" e insostituibile consigliere per tutta la lavorazione dell'album.

    Giuseppe Minaudo, per la batteria in "border of nowhere" e per avermela lasciata nello studio, così ci ho registrato pure tutte le altre.

    Tony Lawson, per aver rivisto le bozze dei testi, commentando immancabilmente "questa é una licenza poetica, vero?".

    Marcello Branca, per gli shaker alla calabrese su "nothing compares to your eyes".

  • Cesar P. 08/09/2011 ore 18:35 @cesareparmiggiani

    Le tue copertine "futuriste" sono davvero molto belle.

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