29/08/2011

C'è una piattaforma, una delle tante, che si affaccia a strapiombo sul mare di Mondello. Un rendez-vous di infradito e bellezze al bagno bastonato all'ingresso da un curvone di asfalto, messo lì come un serpente grigio a guardia della mela del peccato. Per entrare nello stabilimento bisogna quindi attraversare la strada con la giusta fretta di un maratoneta in fuga perché la vida loca, nell'estate palermitana, si vive a chilometri orari e non a passo d'uomo. Dentro, il dj cerca di salvare una notte di ferragosto da sopravvissuti (una cinquantina di persone in tutto) sfoderando le scalette delle migliori compilation "Danceteria". La gente canta i brani in un inglese palesemente inventato eppure ottimamente pronunciato, con quella erre stemperata che benedice il palato come un bacio con la lingua donato dalla ragazza ideale. Ed è solo la perfetta conoscenza di canzoni dal fascino dubbio ma dal groove indubbio che svela cosa unisce tutti i presenti: l'essere trentenni.

"Il Cantanovanta", raccolta doppia di successi estivi curata da Garrincha Dischi in download gratuito, parrebbe confermare la più surreale delle verità: chi oggi ha trent'anni, all'inizio della fine del millennio scorso (grossomodo fino al '96, quando la spaghetti dance prese la via della recessione e il Deejay Time cominciò a perdere colpi) premeva il pulsante piach per Corona e Ice MC, non per i Red House Painters o i Motorpsycho. Motivo di divertito imbarazzo fino a qualche tempo fa, motivo di orgoglio adesso, nella logica perversa secondo la quale è la nostalgia il vero oppio dei popoli.

Il problema del "Cantanovanta" è la sua natura schizofrenica. Da un lato c'è freschezza e piacevolezza pur senza esaltazione. Dall'altro, invece, c'è una sgradevole puzza che si sente sotto il naso di certe canzoni. Gli artisti coinvolti hanno spesso - o sembrano avere - una spocchia sotterranea che trasforma una legittima rivisitazione in qualcosa che assomiglia a una presa in giro fine a se stessa, quasi si trattasse di cazzeggio stilistico suonato guardandosi allo specchio.

Niente di particolarmente brutto, se non fosse che il gioco del cambiare accordi, stravolgere le metriche e accelerare i ritmi riesce quasi sempre nell'impresa (disperata) di rendere più belli i pezzi originali. La grottesca "Fiky Fiky", dunque, diventa nelle mani dello Stato Sociale una martellata techno buona per qualche revival di Rexanthony al Cocoricò. La "Barbie Girl" di Le-Li è un brano carino che però non ha proprio nulla della versione degli Aqua (e sarebbe anche un bene ma allora qual è il senso dell'operazione?), mentre il "Vento d'Estate" di Musica per Bambini è un tifone che si abbatte senza pietà su Gazzé e Fabi.

Si salvano quelli che alla distruzione preferiscono la ricostruzione, come la "Vattene amore" intrisa di saudade targata Jang Senato, Dimartino con la sua emozionata ed emozionante "Attenti Al Lupo", Oratio con la sonnolenta cover caraibica di "Rhythm Is A Dancer" e la malinconia insospettabile di "Freed From Desire" di Ofeliadorme e 4fioriperzoe. In generale, comunque, meglio il volume due del volume uno. Deplorevole l'assenza di "The Colour Inside" dei Ti.Pi.Cal, inno dance orchestrato con la testa e il cuore anziché con le gambe e la cialtroneria. Anche se forse è stato meglio lasciarlo lì, in quell'estate 1995 caratterizzata da magliette assurde, sgargianti e oversize come i sogni di chi le indossava.

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