Industria S/t 2011 - Pop rock

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Echi di Marlene e Afterhours, con apprezzabili deviazioni personali

Ciò che mi piacerebbe in questo momento è avere di fronte gli Industria e sincerarmi delle loro buone intenzioni e del fatto che non siano quindicenni in erba alle prese con un'accozzaglia di idee messe su disco. Non fraintendete. Questo omonimo Ep, esordio del quartetto lombardo, presenta ottime intuizioni, che riecheggiano un certo alternative rock italico (su tutti Marlene Kuntz, Afterhours e anche la recente tendenza rock noise dei progetti Capovilliani), da cui però possono distaccarsi in virtù di scelte personali apprezzabili.

Aggiungiamoci anche una discreta scrittura (anche se definirsi “poetic italian rock” mi sembra, almeno per il momento, alquanto azzardato) e possiamo ben dire che tra l'apertura Kuntziana con declinazioni vocali alla Piero Pelù di “Cosa Succede”, le sfumature post punk di “Non Ascoltare!”, gli accenni grunge di “Castelli di Carta”, la ricerca melodica alla Manuel Agnelli di “Peggio di No” e la chiusura su filo noise di “Tra Parentesi”, di musica ne è stata masticata e complessivamente questo Ep merita apprezzamento.

Detto ciò, i miei dubbi si manifestano in determinate sensazioni ed attitudini espresse dalla band. Un certo spessore strumentale traspare eccome, anche grazie al buon utilizzo dei synth, eppure il tutto non sembra filare ed amalgamarsi come dovrebbe. Un frontman che dimostra di saper ben intonare la voce eppure insiste nel deformarla alla Pelù o chi per lui, guastando l'atmosfera di ogni singolo brano, è un elemento che avvalora le mie teorie. Bypassando il fatto che parliamo di un prodotto ancora molto acerbo, ciò che preme precisare è quella sorta di sentore nell'aria, come di chiusura mentale, che si concretizza in vera noia provinciale, serate in pub e tribute band. Potrei sbagliarmi e mai come in questo caso me lo auguro.

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La recensione S/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-01-20 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • utente55748 9 anni Rispondi

    Ciao Michele, io sono Mattia, il cantante, synth e autore dei testi.
    Che dire.. Apparte qualche uscita troppo forte, quasi "a colpo di scena", che credo richieda il tuo campo, per il resto sono d'accordo su alcune critiche che ci fai, bravo.
    Abbiamo vent'anni in media, e queste sono le prime sei canzoni che componiamo nella nostra vita penso.. Detto ciò, smentisco il tuo incipit del quindicenne, e soprattutto la tua chiusura sulla tribute band. Sicuramente non siamo il gruppo più "avanti" che hai sentito negl'ultimi mesi, ma dacci tempo.. E ti faremo ricredere.
    Di sicuro hai sbagliato due termini: "chiusura mentale".
    A presto.