20/12/2011

Il sapore della fantascienza del passato, quella delle illusioni infinite sull’universo e su galassie lontanissime, coi sogni di cartone, i disegni imprecisi di memorabili serie tv e i racconti di fantasie ipertechno fatte di grigio metallo e alieni curiosi, o androidi umorali che rincorrono il senso della vita quanto noi.

Tutto questo in un concept elettronico che gira intorno a un’idea, sviluppandola in molti modi: la guerra dei mondi diventa specchio di attuali conflitti, dove l’errore più grande è la chiusura mentale. L’amore cibernetico tra insoddisfazione (“La Legge Della Rosa”) e ricerca di qualcosa di extraterreno (“Aliena”) si risolve nella scelta di una geisha robot (“Aiko”) e ogni cosa si muove tra suoni sintetici e liriche in italiano, in atmosfera protetta tra il bianco accecante di stazioni orbitanti (nella mente il capolavoro di Kubrick, omaggiato nell’ultima traccia) e una visione dello spazio in bilico tra arrangiamenti orchestrali dedicati a Gershwin e indispensabile ricerca di soluzioni in uomini venuti da lontano, o solo necessari alter ego per superare il nostro spleen (e qui si strizza l’occhio a Bowie).

“Robosapiens” s’apre con l’omonimo brano, che funziona benissimo e si rivela il più riuscito: accattivante quanto basta e persino ballabile, mentre il resto del lavoro scorre su binari più oscuri e ipnotici, senza abbandonare la tessitura orecchiabile del synthpop, ma con una costante vena malinconica in primo piano e strutture più geometriche e ruvide, come il costante incombere di qualcosa, come la pioggia che non smette mai di cadere in “Blade Runner”. In definitiva, una buona prova (riuscita soprattutto nell’accostamento dell’elettronica alla lingua nostrana), nonostante ci siano pezzi meno convincenti, ma a me è piaciuta molto l’idea, e, spesso, le idee che stanno sotto la musica la sostengono con una tale forza da farla sembrare migliore, dunque bene così.

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La recensione Ottodix - Recensione - Robosapiens di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

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