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RECENSIONE
02/04/2002

Difficile nel nostro paese, come ovunque nel resto del mondo, suonare e proporre del buon blues. Non certo perché, come retorica e luoghi comuni impongono, gli italiani non hanno mai raccolto cotone... In realtà, chiunque si cimenti con la musica delle radici del rock deve vedersela con oltre un secolo di storia, nel corso del quale è stato detto un po’ di tutto. Difficile, quindi, essere originali e avere qualcosa di nuovo da dire. E allora rimane la passione. E, quando capita, la voglia di raccogliere attorno a sé una band che sappia avventurarsi verso certi confini.

Quanto scritto finora é ciò che ha realizzato Cick Turina, chitarrista blues di Mantova, che assieme alla sua band ha inciso, per la la label Poltergeist, il suo primo disco dal titolo “Elecric Lulu”. Si tratta di un cd interessante, mai noioso o banale, senza sbavature, suonato da gente che sa il fatto suo. Rock-blues molto pulito, talvolta ai confini della fusion (“A dream”), o del jazz (“Lonesome morning”), comunque molto vicino alle sonorità di illustri blues-man come Steve Ray Voughan o Robert Cray.

Cick Turina sceglie di dare molto spazio alla sua band, una band che vive di luce propria e riesce a fornire al cd l’energia necessaria per decollare; non è un caso che la parte migliore del disco risulti quella nella quale i fiati vengono coinvolti alla costruzione dei pezzi, come accade nella strumentale “Captain’s lake”, o in “The rent man” e “Bad luck”, che ricordano da vicino gli arrangiamenti dei Blues Brothers per l’omonimo film. Interessanti e ben costruite anche le cover, ovvero “Superstition” di Stevie Wonder e “Terraplane blues” del maestro Robert Johnson.

Con questo lavoro la Cick Turina band si inserisce, con pieno merito, nel novero di quei gruppi che hanno scelto come terreno d’azione il rock blues devoto alle radici ma, allo stesso tempo, ben inserito in sonorità moderne. Senza rinnegare la tradizione, il gruppo è riuscito a sfornare un lavoro degno di essere ascoltato con la massima attenzione, nella speranza che l’esperienza dal vivo riesca a sgrezzare un po’ il sound, a volte troppo levigato.

Tracklist

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