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RECENSIONE
07/04/2002 di Juliet

Clap your hands and move your feet! Che arriva il secondo assolato album dei tre folk punk rockers: ”Visited by the ghost of Blind Willie Lemon Juice Hamington IV”. Eh??!!?? Ebbene si, il vecchio Willie e il “Tapparella moonshiner Blues”....... Ma non voglio aggiungere altro, non ho un buon rapporto con i fantasmi ultimamente. Piuttosto, dovrei mettervi in contatto con la mia superPanda, per spiegarvi cosa significa avere i The Zen Circus nello stomaco. Che da quando ha ingoiato il nastro, si è messa a zampettare su quella strada che ha la faccia a ottovolante! Ascolterete i The Zen Circus e tutto vi sembrerà ”Easy as pie”. Il vento giallo e l’aroma di buccia d’arancia sulle labbra. Vi ritroverete a farvi boccacce, a buttarvi per terra davanti a quella pettegola della vostra vicina di casa, a salterellare sghembi sui mezzi pubblici, trafitti da una galassia di ritmo. Ed ogni giorno sarà “uh uh uuuhhhh!” “oh oh oohhhh!”.

I The Zen Circus potrebbero essere le “vesciche in the sun” dei Violent Femmes e il loro cd un Cult&Classic della K Records. O, perché no, l’ennesima produzione di Calvin Johnson, rigorosamente tra Beat Happening e Halo Benders. La spazzatura? Ritirata insieme a quella degli Oblivians! Non ce la faccio proprio a non delirare quando parte ”Chicken factory”, assolutamente da proporre per un musical al Muppet’s Show!!!! E la cabarettistica ”Jack (is american)”? E tutti i baci per i Pixies che stanno in ”Milk legs” e ”The green fuzzy thing”?!?! Senza parole. Solo urla e schiamazzi incontrollati! L’album si chiude con ”HF modulator blues”, rugoso e primitivo, lacrime di gioia per Mr. De Dionyso e Old time relijun.

Un ringraziamento personale, per ”It rain over delft”, che ha rianimato la Frida, la macchinina noir parcheggiata nel mio immaginario J.

Tutti in coro: ”PRIMASCELTAAAAAAAAAAA!!”

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