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RECENSIONE
22/04/2002

Sensazione imbarazzante quella di lasciarsi emozionare da un disco prima ancora di sentirlo. Si. Perché il titolo dell’ultimo lavoro dei Tasaday contiene un messaggio che arriva dritto al cervello, senza bisogno di far roteare il disco all’interno del proprio lettore.

Con il corpo crivellato di stelle… è un lungometraggio elettronico, che filma le scene malate che i Tasaday producono con le proprie nevrosi compositive. Nessun punto di riferimento, solo uno spazio desolato racchiuso in un enorme canyon, da cui rimbalzano e fuoriescono echi di una musica apparentemente impossibile.

I Tasaday decompongono la melodia, fratturandone ogni cartilagine per gustarne il sapore più nascosto, anagrammando le note in tanti piccoli rebus la cui soluzione non sempre è a portata di mano.

Sferzate elettroniche percorrono il tessuto sonoro, immergendosi in oscure profondità per poi prendere improvvise boccate d’ossigeno in quell’ambiente post-industriale da cui i Tasaday succhiano linfa vitale.

Il rumore è qualcosa di più di un semplice modo di intendere la musica, trasformandosi in un rito pagano in cui l’arte si fonde alla contemplazione.

Nel mondo dei Tasaday anche un computer può diventare strumento da conservatorio, guidando l’incedere di tutte le vibrazioni ambientali, siano esse le onde provocate da una chitarra o quelle derivanti da un qualsiasi oggetto in grado di produrre un suono.

Un sensuale aggregato di batterie elettroniche, sintetizzatori, percussioni, pentole, fogli strappati, chitarre, urla di dolore, sibili lontani, lamenti, sospiri, monologhi, foglie che cadono, fiati, radio mal sintonizzate… tanti piccoli frammenti incomprensibili se presi da soli, ma incredibilmente romantici una volta assemblati negli ingranaggi industriali di questa formazione.

Un disco inquietante e pericoloso, che esplora dimensioni difficilmente abitabili da normali esseri umani, ma che potrebbero entrare in pianta stabile nelle menti e nei cuori dei pochi alieni in giro sulla nostra penisola…

Tracklist

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