23/05/2002 di Cris-Naro

Molte curiosità riguardo all’ennesimo capitolo della saga garbiana: mai come oggi, infatti, il saper coniugare elettronica e pop pare essere la ricetta vincente. Naturalmente, in un mercato già ben assortito, ritagliarsi una nicchia diventa un dovere ineludibile. Così, sulla scia di un mediatico revival anni’80, Garbo, con ottime credenziali, sforna 15 canzoni che sembrano voler riprendere, nei temi e nelle atmosfere, un discorso lasciato aperto anni fa.

Il new-waver di “A Berlino va bene” è cresciuto, ma l’evoluzione non ha intaccato i temi a lui più cari: il tempo che passa, la quotidiana routine, la romantica sopravvivenza metropolitana. Tutto il lavoro suona easy, ma non per questo frivolo o banale. La voce è calda e ben temperata, gli arrangiamenti abbastanza variegati e solidi, le atmosfere a volte frizzanti, a volte sognanti. Certo, un po’ d’incoscienza in più non avrebbe guastato, ma forse i miei ricordi, seppur vividi, sono ancora legati al Garbo di parecchi anni fa che, a suo modo, sapeva stupire e creare fascinose attese.

Tra i brani, meritano una speciale menzione “6 Sei”, sbarazzina e vivace, “Your love”, che rimanda al Sylvian di “Black water”, e “Il vampiro”, buon equilibrio tra attitudine digitale ed atmosfera scura.

“Non si esce vivi dagli anni ‘80” citava una canzone qualche anno fa: alla luce di quanto ascoltato con “Blu” pare proprio che qualcuno, invece, ci riesca.

Auguri.

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