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RECENSIONE
29/06/2012

Se c'era qualcosa negli anni ottanta di cui non si sentiva la mancanza, erano i colori. Un verso come “Tutto è nero e bianco per chi vive a metà, ma il mondo è pieno di colori” è perfetto per descrivere un decennio che per certi aspetti era più avanti di questi tempi reazionari in cui non è più così comune vedere su un palco dei “lui o lei, lei o lui non si sa”. Forse è anche per questo che sentiamo così forte il richiamo di quei colori e quelle musiche: ci piace ripulirli dalle brutture e dal kitsch e conservarne lo spirito di allegra confusione creativa e libertà.

È questo che fanno i Serpenti: stendono, su trame sonore attuali ma evidentemente radicate negli Ottanta, orgogliose rivendicazioni di diversità. “Io non sono una persona normale, sono diversa da te e tu sei diverso da me”, dichiara Gianclaudia Franchini con la sua voce decisa e maliziosa, mentre la musica ci porta in uno di quei locali in cui si andava vestiti da androidi asessuati. Anche “Tocca la mia bocca” gioca sul contrasto fra suoni freddi e testo passionale, così come fanno “Scendo piano” e “Io tu e noi”, mentre con “Senza dubbio” l'atmosfera si fa più “umana” e la melodia si ammorbidisce.

Anni ottanta come se non ci fosse un domani (o un oggi) in “Come il tempo” e, ovviamente, in “Tenax”, cover di un classico (per chi c'era, almeno) di Diana Est, reinterpretata per l'album “Le canzoni ai testimoni” di Ruggeri, autore del brano. Indossiamo una giacca unisex (senza spalline magari, si diceva di non conservare proprio tutto) e che i Krisma siano con noi.

Tracklist

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